È una rivisitazione in scala 1:1 del Giudizio Universale di Michelangelo la monumentale opera realizzata da Jorge R. Pombo: un quadro di 15 x 12 metri, alto come un palazzo di 5 piani, 180 metri quadri di pittura, creata attraverso la composizione di 13 grandi tele.
Senza dubbio uno dei quadri a olio più grandi della storia, il lavoro è esposto al pubblico, in anteprima mondiale e fino 31 marzo, in Villa Da Porto Barbaran a Montorso Vicentino, nell’ambito di Movimento Arte Etica, con la curatela di Sandro Orlandi Stagl e il sostegno di ARTantide Gallery.
Per la sua esposizione l’opera, che è stata realizzata nello studio di Pombo a Reggio Emilia, necessita di uno spazio immenso, come quello della seicentesca Villa Palladiana Da Porto Barbaran di Montorso, dimosra storica e gioiello della provincia vicentina, avvolta da un alone di mistero, che al suo interno ha un enorme salone in grado di ospitarlo.
Grazie all’utilizzo di un’impalcatura, il dipinto è stato ricomposto e ora accoglie i visitatori. La sua realizzazione è frutto di una collaborazione con persone esposte all’intensità di una vita irregolare, e di conseguenza a rischio di esclusione sociale, perché – spiega l’artista – «queste persone hanno visto più di me, perché conoscono meglio della maggior parte di noi le meraviglie e le miserie di cui sono capaci gli esseri umani».
Come fatto in diversi lavori precedenti, Jorge R. Pombo nella fase iniziale ha “copiato” l’opera intera con una pittura simile a quella rinascimentale e poi, col colore ancora fresco, ha messo le tele sul pavimento per poi inondarle con litri di solvente che ne hanno sciolto i contorni e liberato le forme dalla loro funzione narrativa. «Nei miei quadri non c’è neanche un gesto che sia mio nessuna delle macchie fluide che formano il Giudizio Universale sono soggiogate dai miei criteri; è un dipinto autodeterminato, provoco gli incidenti e li accompagno, ma rinuncio al romanticismo di imprimere su di essi il mio gesto. Il risultato non è in assoluto casuale. Immagino che la mia sfida sia questa: uccidere il padre per affermarmi. Sicuramente, dipingere un Giudizio Universale nel 2024 con le premesse del passato aumenterebbe le differenze con ‘l’altro’, motivo per cui credo che la mia tecnica di dissolvenza della forma abbia una simbologia che va oltre la dimensione plastica… Mantengo la luce e l’oscurità, anzi, le accentuo, cancellando invece l’identità dei personaggi per renderli più universali, così che chiunque professi una religione diversa dal cristianesimo possa identificarsi con la scena e sentirla propria».
Ho costantemente l’esigenza di creare delle forme esterne che risuonino con la mia dimensione spirituale interiore
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