Sciamano Yanomami dialoga con gli spiriti prima della salita al monte Pico da Neblina. Stato di Amazonas, Brasile, 2014, © Sebastião SALGADO
«Il mio desiderio, con tutto il cuore, con tutta la mia energia, con tutta la passione che possiedo, è che tra 50 anni questa mostra non assomigli a una testimonianza di un mondo perduto.»
Sebastião Salgado vuole riaccendere i riflettori su una questione che tutti conosciamo, ma di cui nessuno sembra davvero occuparsi: la necessità di proteggere l’Amazzonia, il polmone verde del mondo, e i suoi abitanti. La mostra Sebastião Salgado. Amazônia, è visitabile al Salone degli Incanti di Trieste fino al 13 ottobre 2024. Promossa dal Comune di Trieste – Assessorato alle politiche della cultura e del turismo con il supporto di PromoTurismoFVG e del Trieste Convention and Visitors Bureau e organizzata daCivita Mostre e Musei e Contrasto, la mostra è curata da Lélia Wanick Salgado.
Il lavoro del fotografo brasiliano è il frutto di una nuova serie di viaggi per catturare l’incredibile ricchezza e varietà della foresta amazzonica brasiliana e i modi di vita dei suoi popoli, stabilendosi nei loro villaggi per diverse settimane e fotografando diversi gruppi etnici. Un progetto durato sette anni.
«Questa mostra non è solo un elogio alla bellezza dell’Amazzonia, in grado di catturare l’incredibile ricchezza e varietà della foresta amazzonica brasiliana, con gli usi e i costumi delle popolazioni che vi abitano, ma anche un commosso omaggio alla bellezza eterna dell’anima. È una chiamata alla responsabilità per ciascuno di noi, perché non venga mai abbassata la guardia.», spiega il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza.
La volontà è quella di proporre un’immersione totale nella foresta amazzonica, invitandoci a riflettere sulla necessità di proteggerla. Lélia Wanick Salgado, compagna di lavoro e di vita del fotografo, è responsabile della curatela e della scenografia della mostra. «Disegnando ‘Amazônia’, ho voluto creare un ambiente in cui il visitatore si sentisse all’interno della foresta, integrato con la sua esuberante vegetazione e con la vita quotidiana delle popolazioni indigene. La mia idea era quella di presentare queste immagini, accompagnate da testi pertinenti, in modo da sottolineare la bellezza di questa natura e dei suoi abitanti, nonché la sua dimensione ecologica e umana, tutti elementi che oggi sono così minacciati e che è fondamentale proteggere e preservare», commenta Lélia.
Un percorso, quello della mostra, che si sviluppa attorno a due temi. Il primo è costituito dalle fotografie di ambientazione paesaggistica, poste a diverse altezze e presentate in diversi formati, con le sezioni che vanno dalle vedute aeree della foresta, in cui si offre al visitatore un’ampia panoramica di immense cascate e cieli tempestose. Il secondo gruppo di immagini è dedicato alle diverse popolazioni indigene: al centro della mostra si trovano tre alloggiamenti che rappresentano le case indigene chiamate “ocas”, unite ad interviste video dei leader indigeni. La visita infine è accompagnata da una traccia audio immersiva commissionata appositamente per l’allestimento della mostra da Jean-Michel Jarre che fa rivivere i suoni della foresta pluviale.
Aggiunge Roberto Koch, editore di Contrasto: Sebastião Salgado, maestro della divulgazione scientifica ed economica, ci ha insegnato che con la fotografia possiamo capire il mondo, percorrerlo, comprendere i suoi drammi profondi e la sua bellezza incontaminata; e che le sue fotografie possono essere il modo migliore per spiegare le fragilità da difendere.
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