Categorie: Mostre

L’archivio di Andrè Corboz si mette in mostra all’Accademia di Mendrisio

di - 9 Dicembre 2022

Come nasce una mostra? Le ragioni sono molte. Quella curata da André Bideau e Sonja Hildebrand all’Accademia di Mendrisio, “Il territorio come palinsesto: l’eredità di Andrè Corboz”, fa uscire un archivio dagli scaffali, che diventa narrazione per il presente e il futuro. È il fondo di Andrè Corboz, uno storico e teorico di architettura e urbanistica svizzero che ha lasciato alla Biblioteca dell’Accademia di architettura di Mendrisio, la sua infinita libreria personale: una rappresentazione cartacea del percorso intellettuale di Corboz. Un corpus che conta 26.500 volumi moderni (dal 1830), 126 antichi, 45.947 diapositive, 28.200 cartoline e molto altro.

André Corboz, il secondo da sinistra, con Bernardo Secchi (sinistra) e Paola Viganò (centro) a Poggio a Caiano, 1995 (Fondo A. Corboz, Biblioteca dell’Accademia di architettura, USI)

«André Corboz sarebbe contento di sapere che il suo fondo è approdato qui, all’Accademia di architettura. Lo aveva promesso quando la scuola non era ancora nata, a metà anni Novanta. Anzi se lo era raccomandato. Il suo è un seme per gli studi di architettura a Mendrisio», ha ricordato Mario Botta, architetto e fondatore dell’Accademia di Mendrisio. Fino al 5 febbraio 2023 il pensiero di un intellettuale fuori dagli schemi si potrà comprendere in confronto con i suoi contemporanei. «L’occasione di questa mostra è innanzitutto quella di rileggere l’operato di «una personalità che non ha goduto della fama adeguata», sottolinea Marco Della Torre, coordinatore di Direzione dell’Accademia di architettura, «e soprattutto di riflettere sulle questioni riguardanti la città e il territorio che ciclicamente tornano alla ribalta».

Mostra “Il territorio come palinsesto: l’eredità di André Corboz”, Teatro dell’architettura Mendrisio, Foto di Enrico Cano

Si svolge in un percorso sui due piani del TAM, il Teatro dell’architettura progetto da Mario Botta. Gli studi di Corboz hanno una forte attualità: «Il territorio è per definizione privo di forma, scala e struttura ed è invece fortemente soggetto ad appropriazione, interpretazioni, proiezione e rappresentazioni. Il suo racconto dei territori abitati come luoghi di continua produzione e trasformazione di significati». Il territorio come palinsesto: l’eredità di Andrè Corboz è stata allestita in collaborazione con l’Accademia di architettura dell’USI, con l’Istituto di storia e teoria dell’arte e dell’architettura-ISA, il sostegno della Biblioteca dell’Accademia di architettura e della Cattedra Borromini. «La forza dell’attualità di Corboz», prosegue Mario Botta. «Ha anticipato il concetto della città mediterranea. Intesa come una città aperta, spazi pubblici aperti, piazze, luoghi per il dialogo e l’incontro tra le persone. È in questa accezione che accanto al territorio geografico (che si presenta evidentemente sempre come un “unicum” irripetibile) l’architetto è chiamato a farsi carico di un territorio della memoria nel quale agire. Per l’architetto il contesto, il territorio, è comunque parte integrante del progetto: più che costruire in un luogo, l’architettura diviene strumento per costruire quel luogo dove la geografia, la storia e la cultura di quel sito diventano componenti strutturali, allo stesso modo delle richieste tecnico-funzionali».

Mostra “Il territorio come palinsesto: l’eredità di André Corboz”, Teatro dell’architettura Mendrisio, Foto di Enrico Cano

Ecco allora che l’intento dell’esposizione (la prima) è esaminare il complesso lascito di Corboz, i cui interessi andavano «dall’opera del Palladio, alle griglie territoriali degli Stati Uniti, dalla pianificazione nel periodo dell’Illuminismo francese alla Svizzera postmoderna». L’allestimento al primo piano presenta Come leggere il territorio, sui contributi dello storico sul paesaggio e dello sviluppo urbano individuati come “spazi interconnessi”; e al secondo Produzioni di saperi e storiografia, lo sguardo nel tempo che Corboz aveva, in termini di studio. Tra i tanti materiali uno dei più interessanti la sua tesi di dottorato dal titolo Canaletto. Una Venezia immaginaria discussa nel 1980 e pubblicata da Electa cinque anni dopo. La ricerca dimostra quanto il paesaggista veneziano non dipinga esattamente la città. Ha iniziato con una intuizione geniale e poi ha proseguito.

Mostra “Il territorio come palinsesto: l’eredità di André Corboz”, Teatro dell’architettura Mendrisio, Foto di Enrico Cano

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