Beverly Pepper. Space Outside, installation view - Ph. credits Vincenzo Ruocco
Sebbene possa sembrare ironico entrare in una mostra dal titolo Space Outside, è proprio da questa dimensione dialogica tra l’interno e l’esterno che prende forma e spazio l’esposizione dedicata a Beverly Pepper, curata da Ilaria Bignotti e Marco Tonelli, in collaborazione con la Fondazione Progetti Beverly Pepper, che si snoda tra le due sedi bolognesi di Porta Europa e Torre Unipol, nell’universo iconico e concettuale di una delle voci più profonde della scultura contemporanea.
Non a caso, il cuore dell’esposizione è rappresentato da due sculture iconiche : Virgo Rectangle Twist e Prisms I. Entrambe in acciaio inox lucido, entrambe parte del patrimonio artistico del Gruppo Unipol, la loro superficie specchiante non è solo materia, ma un metaforico giunto di fusione che oltre a riflettere – e far riflettere – gioca con i vuoti e i pieni, tenendo insieme ciò che è dentro e ciò che è fuori. L’opera di Beverly Peppers è infatti spazio di collegamento, punto di contatto, per usare le parole stesse dell’artista: Connective Art.
La riflessione sulla Connective Art si dispiega lungo tutto il percorso espositivo, dove ogni tappa racconta l’incessante fluire del pensiero plastico di Pepper, saldature tra idea e materia, tra esperienza individuale e narrazione collettiva. Ad esempio i disegni, le fotografie e il modellino in scala del teatro-scultura Amphisculpture, pensato come luogo di guarigione per L’Aquila dopo il sisma del 2009, mostrano l’idea di arte come spazio collettivo di cura e connessione, dove l’opera non solo si integra nel paesaggio ma lo trasforma in spazio d’incontro. «L’arte non è un oggetto, ma un luogo dove riconoscersi»,sembra sussurrare ogni opera di Beverly Pepper, invitandoci a riconsiderare il nostro modo di stare nello spazio, nel tempo, nella comunità.
A partire da sculture che non impongono ma fondono, che non celebrano ma pongono domande, che non dividono ma connettono, Beverly Pepper ci consegna un messaggio quanto mai saldo alla contemporaneità, che l’arte contemporanea può essere allo stesso momento sia un rifugio che un posizionamento consapevole. Il corpus iconografico che accompagna il percorso espositivo completa il ritratto dell’artista: fotografie che la ritraggono in fonderia, mentre lavora alle sue opere, restituiscono la presenza viva, concreta e appassionata di una persona che ha saputo ridefinire la scultura come campo d’azione, un’artista che sta percorrendo la via più ardua con felicità per utilizzare le parole di Giuseppe Ungaretti.
Il 27 novembre, una giornata di studi con Andrea Pinotti, Loris Cecchini, Arianna Bettarelli, Marco Tonelli e Ilaria Bignotti offrirà ulteriori chiavi di lettura per addentrarsi ancora più a fondo nell’opera e nella visione di Beverly Pepper.
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