Installation view, Francesca Leone, "Si può illuminare un cielo melmoso e nero?", Magazzino, 2020, ph Giorgio Benni, courtesy l'artista e Magazzino
Aroma, alla galleria Magazzino, nei giorni scorsi è stata inaugurata la personale di Francesca Leone (1964, Roma) “Si può illuminare un cielo melmoso e nero?”, a cura di Danilo Eccher (fino al 24 ottobre), che apre la nuova stagione espositiva della galleria.
«Il titolo, mutuato dai versi de L’Irreparable di Charles Baudelaire, suggerisce il tema principale della mostra che si sviluppa intorno ad una grande installazione che occuperà lo spazio della galleria. Si può illuminare un cielo melmoso e nero? è una assunzione di spaesamento, che suggerisce l’assenza di punti di riferimento chiari: nella sua serie Carte, Francesca Leone gioca proprio su questa mancanza e su un universo legato da opposti; le lamiere di recupero, su cui l’artista interviene attraverso una stesura pittorica di matrice tradizionale, ottenendo la ricomposizione di una memoria che sembra già scritta nell’oggetto trovato. Questa operazione di stesura e ricomposizione restituisce una pittura lieve ma robusta, densa di rimandi e di stratificazioni non solo materiali», ha spiegato la galleria.
«Per la sua mostra da Magazzino, l’artista ha composto un’installazione che occuperà interamente la sala principale della galleria, sottraendo la pittura alla sua naturale dimensione verticale e trasformandola, appunto, in un cielo scuro cui poter rivolgere lo sguardo. Le lamiere, deformate per memoria propria e intervento successivo, diventano superfici morbide, leggere, su cui l’artista scrive una pagina che il tempo sembra avere omesso», ha proseguito la galleria.
«Per l’interesse di Mauro Nicoletti, titolare della galleria, nei miei lavori.
Sono molto eccitata per questa mostra curata da Danillo Eccher, alla quale ho lavorato per circa un anno, con tanto impegno e grande entusiasmo, studiando un’istallazione specifica per lo spazio della galleria».
«L’istallazione site specific, è composta da 21 lamiere di recupero che coprono tutto il soffitto per circa 40 mq, sono dipinte ad olio e formano un cielo melmoso e nero come dice il titolo, preso dai versi di .
Mi piace immaginare che le lamiere nate per chiudere spazi o pareti, possano diventare un cielo, una galassia, un mare, qualcosa d’infinito o semplicemente un sogno…».
«Nella prima sala ci sarà una sola opera rappresentativa del mio lavoro, che introduce all’ingresso nella seconda sala in cui è collocata l’istallazione del cielo».
«Il mio percorso artistico si esprime nel tentativo di ridare vita a oggetti e materiali abbandonati nella metafora di una continuità di vita. Infatti nel mio lavoro utilizzo tubi, rubinetti, lamiere, circuiti elettronici che hanno concluso la loro vita originaria e sono pronti per essere smaltiti.
Con il mio intervento pittorico e manuale cerco di dare una nuova veste a questi oggetti, una sorta di rinascita».
«Alla realizzazione delle opere per la mia prossima personale che sarà inaugurata a marzo 2021, curata da Andrea Viliani, e che si terrà a Milano alle Gallerie D’Italia».
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