Foto di Giorgio Benni. © the Artist, Courtesy the Artist and Sprüth Magers
Fino al 17 gennaio 2026, Indipendenza ospita Swarmers, la personale dell’artista danese Oliver Bak. L’esposizione è l’esito di un percorso creativo che unisce la pratica pittorica dell’artista, di base a Copenaghen, e un periodo di residenza in Italia, iniziato ai Matta Archives di Tarquinia e concluso negli spazi dell’appartamento romano di via dei Mille, sede di Indipendenza. La mostra raccoglie 12 opere inedite su tela, in olio e cera, e una selezione di disegni esposti per la prima volta in quest’occasione. Allestite tra pavimenti alla veneziana, soffitti dipinti e carte da parati d’epoca, queste immagini transitorie abitano silenziosamente le stanze: figure sospese, creature in metamorfosi e un movimento interno alle opere che sembra animare lo spazio stesso.
La residenza italiana ha messo Bak davanti a un territorio stratificato, denso di memoria e di simboli arcaici. Il confronto con Tarquinia — con il suo paesaggio, la sua storia etrusca e l’eredità di immagini che vi sopravvive — diventa per un giovane artista nord-europeo un’occasione di apertura e di scambio. Swarmers porta a Roma il risultato di questo attraversamento: un dialogo silenzioso che passa dal mito all’onirico, dal passato archeologico all’immaginazione contemporanea.
Con la sua identità ibrida fra spazio espositivo e appartamento storico, Indipendenza restituisce pienamente questo incontro. Le opere sembrano arrivare da lontano, “sciamare”, come scrive Giorgio Di Domenico nel testo che accompagna la mostra, attraversare le scale, infiltrarsi con naturalezza nell’ambiente, transitando, trasformando l’esposizione in un racconto di migrazioni visive.
La pittura di Oliver Bak possiede una leggerezza solo apparente. I suoi paesaggi evanescenti, aleatori, accolgono figure fluttuanti — danzatori, falene, spiriti, crisalidi — che sembrano emergere da un altrove indefinito. È una leggerezza che oscilla costantemente verso l’ombra, una danse macabre in cui i corpi non muoiono ma cambiano forma.
Le opere di Bak provengono da un’ambientazione surrealista, in cui la narrazione non è mai dichiarata, ma insinuata. Le creature liminali dipinte popolano un universo altro, sospeso tra fiaba e inquietudine. Queste figure non cercano realismo: attraversano lo spazio pittorico come presenze leggere, talvolta ironiche, altre volte perturbanti.
Le figure che Bak dipinge sembrano spostarsi incessantemente: salgono e scendono scale, scivolano dentro e fuori dalla superficie, emergono dagli strati di pittura per affacciarsi allo spazio reale. È un dinamismo che incarna immagini in migrazione, portatrici di narrazioni che attraversano tempo e spazio.
Nei quadri di Bak il movimento coincide con una metamorfosi continua, non solo dei soggetti ma della pittura stessa. Le sue tele mostrano pochi strati, un pittura ancora fresca e fertile, una ricerca in crescita, con la sua vitalità e la porosità che oggi la rendono così riconoscibile. In Swarmers, la pittura si muove, respira dentro lo spazio, si insinua tra le pareti e poi sembra scomparire, un’apparizione evanescente.
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