Categorie: Mostre

La primavera di Earth Foundation a Verona all’insegna della fotografia contemporanea

di - 3 Maggio 2025

Un bambino a Manaus, in Brasile, scruta le brutali conseguenze di un’inondazione appena avvenuta. Una bambina, a Nuevo Progreso in Messico, imita divertita i gesti di una donna. Due uomini alzano le mani al cielo in un campo fiorito a San Ysidro, in California. Un uomo regge uno specchio incorniciato da un acceso rosso cangiante a Palma Pampa, in Perù, tra uomini armati. A unire queste scene è un enigmatico stato di sospensione: da un lato il fiabesco, l’incanto, dall’altro la cruda realtà, il difficile contesto storico-sociale in cui i soggetti si trovano immersi. In ogni immagine di Alex Webb, la tensione tra questi due mondi è palpabile, come se ogni figura, ogni gesto, esistesse su un confine invisibile tra il sogno e la disillusione. É proprio questo il sentimento che suscitano le fotografie di Webb: una sensazione di stasi, di sospensione, attimi di incanto e sorrisi inaspettati, intrappolati dentro scenari spesso socialmente fragili, duri, spigolosi. Al limite, come le aree geografiche che Webb predilige: il confine meridionale della California, Messico, Cuba, Perù, Haiti, la Turchia e la Florida. Zone che nel corso della storia hanno vissuto tensioni e, per esse, anche possibilità. Luoghi di margine e di transizione, dove – racconta il fotografo – «l’incertezza culturale e politica si percepiva semplicemente vagando per le strade, macchina fotografica in mano».

Saut d’eau, Haiti, 1987 © Alex Webb / Magnum Photos

La mostra, visitabile fino al 21 settembre, si apre nello spazio con il primo viaggio rivelatore per Webb ad Haiti, a metà degli anni Settanta. Un’esperienza trasformativa: la forza della luce tropicale, i colori violenti e vibranti di quelle terre lo spinsero ad abbandonare il bianco e nero per abbracciare il colore. Come afferma lo stesso Webb, i colori diventarono per lui una vera e propria «dimensione emotiva», una seconda pelle per raccontare il mondo. La mostra prosegue attraverso una selezione di scatti più recenti, realizzati tra Asia ed Europa, mantenendo intatto quel desiderio di cogliere il mistero dell’istante, di entrare nella vibrazione profonda di ogni luogo visitato. L’analogia rimanda immediatamente all’immaginario cinematografico di Guillermo del Toro. Anche Webb, come il regista messicano, è capace di raccontare la leggerezza dell’infanzia e l’immaginazione fantastica anche nei contesti più cupi. Ne Il labirinto del fauno, la favola negli occhi di Ofelia si insinua nei luoghi segnati dalla violenza e dalla povertà, senza mai dissolversi del tutto. E così negli scatti dello street photographer, con inspiegabile grazia, una bambina sorride ricevendo dello zucchero filato, altri bambini saltano da muri sgretolati, rincorrono palloni lungo strade trascurate e polverose, tra Ysleta in Texas e Tehuantepec in Messico.

Tehuantepec, Mexico, 1985
© Alex Webb / Magnum Photos

La cifra stilistica di Alex Webb si riconosce immediatamente: fotografie dense, complesse, stratificate. In un solo scatto convivono più livelli di lettura: persone, oggetti, insegne pubblicitarie, architetture. Le sue immagini sono affollate di vita e di dettagli, costruite con pazienza, aspettando che il caso, il movimento e la luce si combinino in una composizione perfetta. Una narrazione visiva che parla delle difficoltà dell’emigrazione, della fatica di vivere in contesti di marginalità, della precarietà dell’esistenza. Ma parla anche di vitalità, del gioco, dei legami umani.

Karim El Maktafi (1993), dalla serie fotografica Building Mountains, (2023 – in corso), © l’artista
Camilla Ferrari (1997), dalla serie fotografica A Costellation On Earth, (2023 – in corso), © l’artista

“Peccioli: racconti di una stagione”, fino al 21 settembre, presenta il lavoro inedito di quattro fotografi durante la loro residenza trascorsa nel territorio pecciolese (Pisa) nell’estate del 2023. La mostra, a cura di Giangavino Pazzola con Giulia Adami, si inserisce nella programmazione sostenuta da Fondazione Peccioliper, Belvedere Spa e dal Piano strategico di sviluppo della fotografia in Italia e all’estero del Ministero della Cultura.

I quattro giovani fotografi: Karim El Maktafi, Camilla Ferrari, Sara Scanderebech e Riccardo Svelto sono stati invitati a raccontare il territorio e la comunità di Peccioli, esplorandone la dimensione sociale, culturale e paesaggistica. Building Mountains di Karim El Maktafi esplora l’impianto di smaltimento e trattamento rifiuti della Belvedere Spa, simbolo di innovazione e trasformazione del paesaggio. A Constellation on Earth di Camilla Ferrari si ispira invece all’asteroide “331011 Peccioli” per creare un racconto visivo che unisce terra e cosmo. Sara Scanderebech propone con Landfill una geografia visiva della discarica, dove natura e tecnologia convivono in un fragile equilibrio. Infine, Riccardo Svelto racconta il fiume di Peccioli in Presenze, trasformandolo in metafora fluida delle storie personali che attraversano le generazioni. Ad arricchire il progetto sarà anche il workshop “The Hidden Treasure” (25-26 maggio 2025) guidato da Camilla Ferrari: un’occasione per tutti per immergersi nella pratica della fotografia contemporanea.

Sara Scanderebech (1990), dalla serie fotografica Landfill, (2023 – in corso), © l’artista
Riccardo Svelto (1989), dalla serie fotografica Presenze, (2023 – in corso), © l’artista

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