Veduta parziale della mostra La realtà, i linguaggi, 2021. Maurizio Cattelan, Untitled (Christmas ‘95), 1995; Tomás Saraceno, Ring Bell Helios, 2019; Rafaël Rozendaal, Abstract Browsing 19 03 05 (Twitter Login), 2019. Courtesy Galleria Enrico Astuni
Le opere di otto artisti contemporanei a confronto per mostrare quanto sia ancora attuale la riflessione sul linguaggio. È il tema che affronta la mostra “La realtà, i linguaggi” alla Galleria Enrico Astuni di Bologna fino al 27 febbraio dove sono esposte i lavori di artisti contemporanei di primo piano: Maurizio Cattelan, Maurizio Mochetti, Maurizio Nannucci, Giulio Paolini, Agnieszka Polska, Rafaël Rozendaal, Tomás Saraceno, Nedko Solakov.
«In un momento di grandi cambiamenti, in cui tutto il nostro sapere è sottoposto a un processo di traduzione tecnologica, questa mostra intende porre l’attenzione sull’importanza del linguaggio» afferma il curatore della mostra Fabio Cavallucci, in una scritta posta all’ingresso della galleria per introdurre il percorso espositivo che non a caso si apre con i quattro schermi di Rafaël Rozendaal, artista tedesco-brasiliano, anno di nascita 1980, residente a New York che lavora in digitale, utilizzando la rete come se fosse una tela. Realizza siti web, installazioni, disegni sparsi su una vasta rete di domini che hanno un effetto ipnotico. Il suo pubblico on-line è vastissimo, circa quaranta milioni di visite l’anno. Con il suo lavoro Endless Nameless esposto in mostra si entra nel magico mondo della NFT Art, di cui Rozendaal è uno dei principali esponenti. Un’altra declinazione del linguaggio digitale è quello di Agnieska Polska che lavora con l’animazione digitale ed espone una bocca semisommersa in un paesaggio marino che ci parla con un’eco immensa dal fondo del mare. Da questo universo ipnotico dove la tecnologia domina il linguaggio artistico si passa al lavoro site specific di Nedko Solakov, ironico e delicato, dove le imperfezioni del muro diventano le funi da arrampicata o le piste da sci dei piccoli omini che ha disegnato sulla parete bianca della galleria.
Il linguaggio dell’arte diventa provocatorio e scioccante nell’opera di Maurizio Cattelan che accosta la stella cometa e il simbolo delle Brigate Rosse richiamando magistralmente alla memoria dei visitatori con il neon rosso i drammatici avvenimenti degli anni di piombo.
La materia, lo spazio e le forme sono gli strumenti attraverso cui si esprimono artisti come Tomás Saraceno e Maurizio Mochetti che realizzano sculture imponenti perfettamente collocate all’interno dello spazio espositivo. Le opere di Giulio Paolini giocano sapientemente con i linguaggi tradizionali della rappresentazione artistica, disegno e fotografia, interrogandosi con grande eleganza sulla loro ambiguità. Fanno da cornice all’intero percorso le scritte al neon di Maurizio Nannucci, di cui una realizzata appositamente per la mostra, quasi a ricordare, come monito per il futuro, il potere magico ed evocativo che ha la parola scritta, antica attivatrice dell’immaginario.
All’Abbazia di Valserena, a Parma, una selezione di materiali d’archivio restituisce gli anni formativi del linguaggio di Giorgio Armani attraverso…
Aste, fiere e musei: così Beeple, Tyler Hobbs e Larva Labs raccontano l’evoluzione dei nuovi media nel sistema dell’arte
L'antologica diffusa in tre città umbre restituisce la complessità di Mimmo Paladino come artista errante tra materia e mito. Un…
Pioniera del ritratto e dell’autoritratto, Catharina van Hemessen è stata una delle prime donne pittrici del Cinquecento europeo. Una mostra…
Durante la chiusura di Beaubourg, il Centre Pompidou rivede il suo accordo con il Grand Palais, rinunciando a una parte…
Il direttore del Museo del Prado Miguel Falomir sceglie un modello alternativo ai grandi numeri: meglio 3,5 milioni di visitatori…