Categorie: Mostre

La Venezia di Emil Sands è tutta interiore: la mostra da Victoria Miro

di - 3 Febbraio 2026

È sempre interessante, per chi vive a Venezia e non solo, avvicinarsi alle testimonianze di chi questa città l’ha attraversata per un tempo più breve: con un occhio nuovo, si potrebbe dire. Nel testo critico che accompagna Watchmen, nuova personale di Emil Sands presentata da Victoria Miro, Christopher Riopelle elenca tre esempi storici di questi “attraversamenti” lagunari. Il primo di questi è una serie di tele realizzate da Claude Monet e rappresentanti celebri palazzi. Il secondo è il famosissimo romanzo La Morte a Venezia di Thomas Mann, che confronta la bellezza del suo Tadzio a quella delle statue greche, raccontando al contempo la storia sua e di Gustav von Achenbach nella morbida decadenza del Lido. Infine Riopelle nomina un altro visitatore, Rainer Maria Rilke: anche lui, come si comprende dalla sua corrispondenza, rimane folgorato dalla bellezza lirica del Lido, una sorta di melassa che lo avvolge e lo assopisce.

A distanza di più di cent’anni da queste testimonianze (tutte databili al 1912) come può un giovane artista confrontarsi con una genealogia così imponente? Per Emil Sands, che qui ha passato parte del suo 2025, la città lascia un’eredità sottile nella sua pratica: una sorta di aura che non si concretizza tanto in calli e vedute lagunari, ma piuttosto in una profondità psicologica e un’attenta analisi del paesaggio. Sands non è infatti interessato ai grandi palazzi veneziani, ma ai giardini nascosti dietro ad essi: il verde che incontra l’azzurro brillante della laguna in piccoli sprazzi di terreno.

Portrait of Emil Sands, 2026
Courtesy the artist, Olney Gleason and Victoria Miro
Photo © Adama Jalloh

Sands, originario di Londra e ora con base a New York, ha potuto conoscere da vicino questi spazi grazie ad una residenza organizzata dalla galleria Victoria Miro (Miro Presents), che ormai da tempo dà questa possibilità a giovani artisti internazionali. Prima di lui, il nigeriano Richard Ayodeji Ikhide si era lasciato ispirare dalle tecniche antiche e dagli immaginari degli artisti storici visti nei musei di Venezia e d’Italia. Per Sands, invece, la permanenza nell’ex-Serenissima diventa una naturale continuazione della sua ricerca artistica, da sempre concentrata sul rapporto tra osservatore e osservato, con una particolare predilezione per la figura del bagnante.

Questo intreccio tra elemento umano e acqueo, così naturale per l’artista britannico, assume qui ulteriore profondità psicologica e dà vita a tutta una serie di dipinti e piccole opere su carta in cui i personaggi si ritirano in ambienti privati, tra statue greche e giardinetti curati. Ne è un esempio l’olio su lino All Day Duchess, dove la figura femminile sembra fondersi con il verde corposo che la circonda. La città anfibia, nelle opere di Sands, trasforma dunque anche chi la attraversa in corpi anfibi: non in senso letterale, ma nella loro fusione con l’ambiente marino che le circonda.

Ad accompagnare questi lavori di grande formato vi sono anche tutta una serie di opere su carta molto evocative e meno dettagliate: immagini che ci guardano e che si fanno guardare, il cui titolo spesso rimanda a quello della mostra, Watchmen. Al tempo stesso un suggerimento e una mansione lavorativa (quella del guardiano), la parola ci lascia sospesi in una dimensione ambigua: guardiani di che cosa, e di chi? Forse siamo noi a sorvegliare questi frammenti di verde e di azzurro, o forse sono le figure rappresentate a custodire il nostro sguardo. O, ancora, sono le statue arcaiche e ieratiche che punteggiano le scene a farsi sentinelle silenziose di questi spazi protetti. In questo gioco di rimandi, Sands lascia la domanda aperta: osservare diventa un atto reciproco.

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