Categorie: Mostre

Lettere e “opere” di Van Gogh nella mostra multimediale di Palazzo Fondi, a Napoli

di - 28 Marzo 2022

A Napoli, nel Settecentesco Palazzo Fondi, rimodernato, nel 2018, al fine di accogliere eventi, è aperta, fino al 26 giugno 2022, la mostra “Van Gogh multimedia e la Stanza Segreta”, ideata e prodotta da Navigare Srl, che ha l’intento di portare l’arte al più vasto pubblico, cercando di bissare il successo della recente mostra, nella stessa sede, su Frida Kalo. Due vite inquiete: Frida placava la sua inquietudine nel rapporto, soprattutto amoroso, con gli altri; Vincent cercava inutilmente di placarla chiudendosi in se stesso e borbottando le sue insoddisfazioni in centinaia di lettere ai suoi pochi amici, soprattutto al fratello Theo.

Forse, a volte, la scelta degli artisti da mettere in mostra sembra sia dovuta all’appeal della loro vita tormentata, e su di essa si accentra l’attenzione degli organizzatori, attenti a soddisfare un pubblico commosso soprattutto dai personali drammi umani. E proprio un drammatico squilibrio c’era nella psiche di Vincent, che alternava una quasi mistica esaltazione del credo religioso, appreso dal padre Theodorus (1822/1885), pastore della Chiesa Riformata d’Olanda, alla passione umanitaria spinta fino alla mortificazione di se stesso, condividendo la vita dei più poveri, dei contadini e dei minatori, lesinandosi il cibo e dormendo sulla nuda terra, all’ambigua lunga amicizia con Cien, una prostituta, e a smodate viziose frequentazioni.

Proprio questi ultimi episodi della sua vita sono stati oggetto, durante la mostra, di una performance con scene di disperazione del misero Vincent e vivacissime danze di travestiti e di sguaiate prostitute, eseguite da ballerini molto espressivi. Secondo alcuni, l’artista avrebbe dovuto meritare maggiore rispetto (ricordiamo il caso della  mostra alla Courtauld Gallery di Londra, dedicata agli autoritratti di Van Gogh e aspramente criticata per un gadget a forma di orecchio in vendita al bookshop) e della sua vita sarebbero dovuti essere celati gli aspetti più crudi. Ma questo sarebbe stato forse un errore in cui non sono cascati i curatori della mostra. Dalle centinaia di lettere di Vincent sono state tratte delle frasi significative, riportate in caratteri cubitali sulle pareti dell’esposizione, in cui lui si lamenta di essere considerato una nullità. Infatti la sua arte non gli veniva riconosciuta e, durante una decina d’anni d’intenso lavoro, in cui produsse centinaia di opere-capolavoro, riuscì a venderne soltanto una.

Un’altra scritta confida la sua gioia nel contemplare il cielo stellato, oggetto di tanti suoi dipinti. Questi sono letteralmente “spiegati”, dispiegandone (= ingrandendone) a dismisura, sulle pareti delle sale, le riproduzioni digitali. Arricchiscono la mostra le opere di pittori che operarono in quegli anni, tra Impressionismo e Belle Epoque: Bernard, Cézanne, Cormon, Monticelli, Mauve, Toulouse Lautrec e Gauguin. Con quest’ultimo Van Gogh ebbe un violento alterco che lo fece adirare a tal punto (episodio noto ma le teorie sono molte) che se la prese con se stesso e si tagliò il lobo di un orecchio. Ma questo non fu l’esempio più importante di masochismo nella sua vita, che concluse con il suicidio. Degli autori citati, oltre alcuni dipinti, ci sono soprattutto delle incisioni, tra cui c’è anche una eliogravure di Van Gogh.

Ma non c’è paragone tra l’emozione estetica procurata da queste opere e quella originata da due quadri di Van Gogh, di modeste dimensioni, che sono stati in mostra, nel Museo di Capodimonte, nel febbraio del 2017, per tre settimane, dopo essere stati recuperati, dopo un furto, dalla Guardia di Finanza: “Paesaggio marino a Scheveningen” e “Una congregazione che esce dalla chiesa riformata di Neuenen”.

Mentre nella mostra di questi giorni ha grande successo l’inserimento della realtà digitale e la visione tridimensionale con la tecnologia dell’Oculos VR 360 QHD delle sue opere. Ma forse questo non basta a spostare l’attenzione dei visitatori dalla sua vita alla sua arte.

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