Michelangelo Penso, Risonanze invisibili, M9 contemporaneo
Il museo M9 di Mestre è ormai una realtà estremamente consolidata nel panorama veneto: un contenitore di saperi e di riflessioni sulla storia del Novecento, che allunga sempre le sue propaggini alla contemporaneità. Ora, con il nuovo M9 Contemporaneo, questo legame con il presente si inspessisce e si rende ancora più esplicito. Si tratta infatti di un nuovo progetto espositivo che ambisce a mettere in dialogo la vocazione novecentesca dell’istituzione con le urgenze del presente.
Il debutto, affidato a due progetti distinti ma complementari, restituisce bene questa tensione: da un lato la personale di Michelangelo Penso, Risonanze invisibili, dall’altro il laboratorio fotografico La serena inquietudine del territorio. Due modalità diverse di intendere il contemporaneo, tra installazione immersiva e indagine sul paesaggio.
La mostra di Penso, a cura di Leo Lecci, è senza dubbio il fulcro del programma. Le tre installazioni presentate – Cronòtopo, Magnetic Nanoparticles Genesis e Sirtuine – traducono in forma visibile e percettiva fenomeni scientifici legati all’infinitamente piccolo. Nel complesso, la ricerca di Penso si muove in un territorio ormai consolidato – quello del rapporto tra arte e scienza – ma riesce a evitare alcuni esiti didascalici grazie a una costruzione spaziale attenta e a una certa qualità immersiva.
Sempre centrale rimane però l’esperienza dello spettatore che amplifica e completa l’opera con la sua presenza. Ciò si fa evidente soprattutto in Cronòtopo, dove il visitatore diventa parte integrante del sistema: camminando nello spazio, attiva sensori che trasformano dati fisici e frequenze orbitali in suono e luce. Il riferimento al modello dell’osservatorio gravitazionale VIRGO non è solo formale, ma suggerisce una concezione dell’opera come infrastruttura sensibile, capace di tradurre l’invisibile in esperienza.
Una logica simile attraversa anche Magnetic Nanoparticles Genesis, sviluppata in dialogo con l’Istituto Italiano di Tecnologia dove il magnetismo diventa metafora di connessioni impercettibili, mentre Sirtuine – già presentata al Palais de Tokyo – introduce una dimensione quasi organica, sospesa tra biologia e astrazione. Le Sirtuine sono infatti proteine ancora poco studiate, ma che si sono rilevate efficaci nei processi di rallentamento dell’invecchiamento. Nella poetica di Penso, queste sostanze diventano cerchi metallici flessibili rivestiti da fibre sintetiche di colore viola.
Di tono diverso è La serena inquietudine del territorio, progetto collettivo nato come laboratorio online e oggi approdato a una forma espositiva più strutturata. L’esposizione, presentata oggi nella sezione al secondo piano del museo, prende il nome dal progetto nato nel 2016 su iniziativa del fotografo Giovanni Cecchinato, evolutosi poi in un laboratorio interdisciplinare che riunisce le voci di fotografi, scrittori, architetti e giornalisti.
Qui il focus si sposta sul paesaggio veneto contemporaneo, osservato attraverso una pluralità di sguardi che oscillano tra documento e interpretazione. Accanto a immagini analitiche e quasi cartografiche, emergono infatti approcci più autoriali, che tendono a trasfigurare il dato reale. Insieme, queste diverse interpretazioni mettono in risalto le caratteristiche di un territorio in costante trasformazione.
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