Categorie: Mostre

Ma sedendo e mirando. L’intruso di Luca Bertolo ad Ascoli Piceno

di - 31 Dicembre 2024

«Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quïete io nel pensier mi fingo». Era il 1819 quando Giacomo Leopardi, nella natìa Recanati componeva L’Infinito, è il 2024 l’anno in cui Luca Bertolo, vincitore del premio Osvaldo Licini by Fainplast, sceglie un verso del celebre componimento per intitolare la sua mostra, appunto Ma sedendo e mirando. L’intruso, nella Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini a cura di Alessandro Zechini.

Proprio l’espressione “sedendo e mirando”, che Leopardi utilizzò per restituirci quella condizione di limitata visione dell’orizzonte, ostacolata da una siepe, posta sulla cima di un colle – impedita vista che gli permise di fantasticare e meditare sull’infinito – vale per Luca Bertolo come preziosa chiave interpretativa delle sue opere: richiama lo stato contemplativo dello spettatore, che si trova a interrogarsi sul significato delle immagini, e riflette al contempo il suo processo creativo, che lascia spazio a elementi dissonanti o “intrusi” all’interno delle sue composizioni. Nel Leopardiano confronto continuo tra limite e infinito, tra suoni della realtà e il silenzio dell’eternità, chi è l’intruso di Bertolo? Non solo un soggetto o un tema, ma una presenza che scivola nelle opere per destabilizzare certezze e aprire nuove possibilità interpretative. Questo incontro tra prospettive diverse permette di cogliere un significato più profondo delle opere esposte che sono state realizzate per la maggior parte appositamente per questa mostra.

Luca Bertolo, (mirino), 2024. “Ma sedendo e mirando. L’intruso”, Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini, Ascoli Piceno. Ph. Pierluigi Giorgi

La mostra si apre con uno scambio visivo che introduce il rapporto tra chi guarda e chi è guardato, tra il soggetto e l’oggetto dell’osservazione, che è al cuore di Ma sedendo e mirando. L’intruso. Nella prima sala lo sguardo è guidato da un Mirino che incornicia un Angelo dipinto posto nella sala successiva. Gli occhi dell’angelo, specchiati, non solo lo osservano, ma riflettono la sua immagine, invertendo il ruolo di osservatore e osservato. Mirino e Angelo dipinto compongono un’installazione che crea un percorso sia fisico che contemplativo, permettendo una graduale scoperta dell’opera nella sua completezza. Davanti al mirino, il visitatore ha la sensazione di oltrepassare una soglia invisibile, entrando in uno spazio che non gli appartiene: quello privato e creativo dell’artista. Questo senso di intrusione evidenzia una distanza tra noi e l’opera. Non si tratta solo di una separazione fisica, ma anche simbolica: ciò che l’angelo vede di noi non è mai ciò che noi vediamo di noi stessi. L’angelo dipinto da Bertolo richiama il Ritratto di giovane uomo di Lorenzo Lotto – già reinterpretata nel 1967 da Giulio Paolini con “Giovane che guarda Lorenzo Lotto” – ribaltando il rapporto tra osservatore e osservato: Bertolo compie infatti un’operazione che introduce significative variazioni: gli occhi sono di specchio e fanno convergere lo sguardo celeste e terreno, rendendo lo spettatore parte dell’opera.

Luca Bertolo, Angelo, 2024 (sx), Jacopo Genassi (dx). “Ma sedendo e mirando. L’intruso”, Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini, Ascoli Piceno. Ph. Pierluigi Giorgi

La tensione tra sacro e profano, che caratterizza l’angelo di Bertolo, trova una contrapposizione forte nell’opera di Jacopo Benassi, invitato da Bertolo stesso, a esporre un autoritratto che raffigura un dettaglio del proprio corpo: i peli. Questo elemento, crudo e terreno, sembra porsi in netto contrasto con la purezza e il pudore dell’angelo. Il dialogo che si instaura tra le due opere diventa quindi uno scontro simbolico tra opposti: da un lato, il divino e l’ideale; dall’altro, l’umano e il reale. Questa contrapposizione non si limita a una semplice giustapposizione visiva, ma invita il visitatore a riflettere sulle relazioni complesse e stratificate tra spiritualità e corporeità.

Due Paesaggi marchigiani che attraversano due mondi pittorici distinti, la figura e proprio il paesaggio, danno seguito al percorso espositivo. Bertolo li ha realizzati durante la residenza nello Spazio del Premio Licini, chiedendo di dipingere in compagnia del Ritratto di Nanny, che Licini realizzò nel 1926, unico ritratto figurativo presentato alla Biennale del 1958. I paesaggi marchigiani di Bertolo, ispirati dalla somiglianza tra la sagoma di Nanny e la montagna Sainte-Victoire di Cézanne, si concentrano sull’ambiguità della forma, dipingendo solo il cielo e lasciando lo sfondo piatto con il colore della tela.

Osvaldo Licini, Ritratto di Nanny, 1926

Si continua con le Tracce invisibili, due tele realizzate con l’aerografo, costellate di macchie e segni che evocano scritture informali e appunti fugaci, e si conclude con il video Methallomai, dove la narrazione incentrata su tre figure in viaggio verso la Luna trasforma l’esplorazione spaziale in una metafora della ricerca interiore.

Nel percorso di Ma sedendo e mirando. L’intruso Bertolo e Licini, ma Leopardi, si incontrano, in nome di un comune desiderio di oltrepassare i confini, di attraversare la distanza come strumento di rivelazione. La luna, simbolo di un viaggio interiore, diventa il punto di connessione: per Bertolo, è una meta di trasformazione; per Leopardi, un mistero da contemplare; per Licini, una presenza familiare e consolatrice. Questo intreccio di visioni esplora la tensione tra il terreno e il celeste, tra l’ambizione di elevarsi e la consapevolezza dei propri limiti, dove la distanza, da ostacolo, si fa chiave per comprendere la condizione umana.

Luca Bertolo, Paesaggio marchigiano #2, 2024. “Ma sedendo e mirando. L’intruso”, Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini, Ascoli Piceno
Luca Bertolo, “Ma sedendo e mirando. L’intruso”, 2024. Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini, Ascoli Piceno. Ph. Pierluigi Giorgi

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