Categorie: Mostre

Maree a Firenze: l’intensità e la molteplicità dell’opera di Carlo Guaita

di - 2 Giugno 2025

Le sensazioni che accompagnano il visitatore entrando alla Galleria Il Ponte di Firenze e osservando le opere esposte per Maree la mostra di Carlo Guaita sono principalmente raccoglimento e intensità. Il percorso espositivo appare in effetti fin dai primi passi un progressivo immergersi nell’interiorità dell’artista, venendo completamente rapiti nella spirale introspettiva del suo intelletto e del suo sentire. Tre sono le tematiche principali che contraddistinguono i suoi lavori: le scienze naturali, la filosofia, i materiali.

Carlo Guaita, Maree. Installation view, Galleria Il Ponte, Firenze. Ph. Ela Bialkowska OKNOstudio

La scienza è spesso alla base del concept di molte delle opere di Guaita, in modo specifico tuttavia si coglie nelle sculture che, non a caso, vengono qui esposte su un semplice tavolo di legno, un piano di lavoro, proprio quello che lo scienziato utilizza per compiere ricerche ed esperimenti. La filosofia è elemento imprescindibile nella ricerca dell’artista, le cui opere sono permeate di continui rimandi allo studio del pensiero umano, divenendo anche grazie a questo estremamente dense di significati, capaci di parlare all’infinito all’animo, di instaurare con chi le osservi un dialogo durevole nel tempo, anche a distanza, restando impresse nel cuore e nella mente. I materiali sono invece, secondo Guaita, parte integrante dell’opera: la costituiscono e non sono strumento di resa concreta di un’idea, quanto più manifestazione chiara e sostanziale dell’entità artistica stessa. I materiali e l’opera appaiono dunque inscindibili, vivono di reciprocità e assumono quella fisicità che mostrano grazie alla ricerca dell’autore stesso che assiste al processo di conformazione dell’opera facendosi strumento della sua realizzazione.

Carlo Guaita, Maree. Installation view, Galleria Il Ponte, Firenze. Ph. Ela Bialkowska OKNOstudio

Tuttavia c’è dell’altro nei lavori di Carlo Guaita: c’è, per esempio, il rapporto con il tempo e la memoria che ritorna anche grazie all’uso della fotografia e alla sua capacità di fissare per sempre la vita di un’opera in uno scatto e poi, non di minore importanza, c’è l’idea di molteplicità nel senso inteso da Calvino, quello per cui l’uno rimanda al molteplice e la pluralità al singolo. Questo concetto è reperibile non solo nelle “famiglie”, ossia le serie a cui ogni opera afferisce per le caratteristiche che ha in comune con altre, ma anche nella tecnica della stratificazione che ritorna nella realizzazione di vari lavori, tra cui le tele immerse in inchiostro a più riprese per creare l’effetto di strati, di sovrapposizioni di colore e dunque di molteplice.

Scrive non a caso Saretto Cinelli: «Per Guaita ogni idea di totalizzazione rivela il suo coté idealista: all’infinità della pittura corrisponde il carattere necessariamente frammentario di ogni opera. La sua ricerca non muove, infatti, verso una meta precostituita ma procede avanzando dentro alla propria provvisorietà, lasciando che inattese circostanze la formino nel suo farsi. Per l’artista a contare è l’equilibrio che, di volta in volta, si stabilisce nell’opera. Congruo non appare più ciò che, secondo i dettami del modernismo, era sinonimo di specifico, ma ciò che risulta adeguato ad una data opera. Stazioni di una stessa frammentaria in-finita ricerca, accomunati da una serie di intermittenti e discontinue somiglianze di famiglia, Decadrages, Dagherrotipi, Compendi, Granulometrie, Negativi, Prosopopee, Nolenti, Orizzonti, Fantasmi, Sosia, Maree mostrano esplicitamente come ciò che di volta in volta si realizza nello studio dell’artista, emerge sempre su uno sfondo di opacità che avrebbe potuto illuminarsi anche altrimenti.Nella famiglia di opere Maree del 2024/25, Guaita mette in atto un controllo-non controllo della liquidità degli inchiostri, in cui immerge a più riprese la tela».

Carlo Guaita, Maree. Installation view, Galleria Il Ponte, Firenze. Ph. Ela Bialkowska OKNOstudio

La complessità dell’opera del Guaita – declinata sia nella profondità culturale e introspettiva sia nella molteplicità tecnica e stilistica – è indubbiamente una caratteristica che rende il percorso espositivo estremamente coinvolgente: se infatti, cominciando la visita, si ha la sensazione di trovarsi di fronte a una personalità artistica che si manifesta in opere di grande profondità ma anche connotate da intima definizione, via via che si osserva e si procede è sempre più evidente la pluralità potenzialmente infinita che i lavori esposti manifestano e la ricchezza di contenuti e di procedimenti che li connotano. Così le sfumature dell’inchiostro sulle tele ottenute attraverso più strati, il “gioco di specchi” delle foto che mostrano opere d’arte divenendo nuove opere d’arte a loro volta, i rimandi filosofici, scientifici, astronomici presenti nelle affascinanti sculture sono esemplificazione di quella pluralità, di quella profondità, di quella vastità di linguaggi che va a comporre, per citare Calvino nelle Lezioni Americane, “l’enciclopedia, la biblioteca, l’inventario di oggetti e il campionario di stili” in grado di rendere l’espressione artistica di Carlo Guaita assolutamente unica.

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