Massimiliano Pelletti al MARCA
Dice Flavio Arensi: «Il tempo propizio è quando ciò che era non è più e quello che sarà non è ancora: in questa pausa si mostra ciò che siamo». E cosa siamo in questo tempo sospeso? Lo avanza come ipotesi anche la mostra “Looking forward to the Past” di Massimiliano Pelletti al MARCA di Catanzaro a cura di Alessandro Romanini. Museo chiuso o museo aperto, l’esercizio della sua azione scultorea racchiude la forza del tempo nella sua percezione dicotomica di Kronos versus Kairos. Se, come sappiamo, Kronos è il tempo che scorre, Kairos è il momento opportuno, quello in cui qualcosa di particolare accade. E dove si deposita l’operazione di Pelletti? Forse a metà strada, per il suo lavorare rispetto a un prima all’inverso senza però mai dimenticarlo. Il percorso della scultura di tradizione infatti, s’interrompe già negli anni ’60, con la polemica poverista e performativa, mentre dagli anni ’70, la “lusinga della classicità” inizia a decadere da luogo d’ispirazione, per diventare a volte, “replica meccanica svuotata di valore”. È così che inizia a rompersi quel “gigantismo atrofizzato” della scultura, per dare spazio a un nuovo modo di concepirla. Pelletti incomincia quindi a recuperare un gesto lontano, guardando indietro e al nonno Mario con la sua bottega, luogo dove, giovanissimo ha imparato a muoversi tra i modelli in gesso, messi al servizio delle copie.
Pur aggirandosi in quell’ambito di copie e calchi, con la cura della tecnica di esecuzione e la perizia dell’artigiano, Pelletti dimentica in parte e decostruisce la scultura del passato, assemblando più materiali in un’unica opera, frantumandone la sua presunta integrità classica, ma anche ogni tentativo di compostezza granitica e levigatezza materica, scegliendo perciò di mischiare il marmo al bronzo, le pietre preziose al calcare. Non solo. Con l’inserimento di oggetti extra – artistici, insetti, coralli e fossili usati come nature morte, l’artista profana la sacra aurea dell’antico. Presunta anch’essa, e i suoi canoni immutabili. Allora è in Calabria, luogo caro alla Magna Grecia che il suo lavoro si configura in un orizzonte “altro”, perché se a volte le opere di Pelletti sono calchi svuotati, altre volte, copie riempite di materiale diverso, altre ancora, sono sculture spezzate, tronche, o bucherellate, lacerate, dalla patina di polvere che prevede l’inciampo del tempo. Un passaggio che trova nel rapporto con l’antico del patrimonio calabrese, un parallelo quanto mai puntuale in una terra che è stata importante colonia della madrepatria, la Grecia e crocevia per la civiltà romana. Il repertorio che Pelletti ripercorre con il suo linguaggio contemporaneo, è quello delle più note sculture antiche, e del mito con le figure di Apollo, Zeus e Venere. La Venere con il pomo della discordia troneggia,come posta su un rogo di legna o una zattera alla deriva, sulla decollazione di altre teste di Veneri. Li, solo la grande Venere si salva. Quest’opera è l’istallazione più audace presente in mostra. Ma c’è anche un’antichità primitiva ed extra europea di cui Pelletti tiene conto, e che compone insieme, come nell’erma triforme in mostra, con una miscela che a volte sfiora un gusto volutamente kitsch e stridente.
Anna de Fazio Siciliano
Dall’8 febbraio al 30 aprile 2020
Massimiliano Pelletti, Looking Forward To The Past | Museo MARCA
Via Alessandro Turco, 63
88100 Catanzaro
Tel. 0039. 0961. 746797
e mail: info@museomarca.com
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