ph. Cosimo Maffione
In occasione dei venticinque anni del film cult Back to the future, con Michael J. Fox, che tutti ricordiamo e amiamo, il MAUTO Museo dell’Automobile di Torino presenta una mostra composta da più elementi in dialogo tra loro: arte contemporanea, design automobilistico, memorabilia cinematografica e infine, ma non ultima, la mitica DeLorean, l’automobile disegnata nella realtà da Giorgetto Giugiaro e trasformata nel film nella macchina del tempo che muove tutta la narrazione. La mostra s’intitola, appunto, Back to the future. Prototipi di tempo, è curata da Gianluigi Ricuperati ed è stata presentata al pubblico con un breve e intenso talk con il curatore, Giugiaro e Anri Sala.
Negli ultimi tempi, soprattutto con la direzione di Lorenza Bravetta, il MAUTO di Torino ha scelto di confrontarsi spesso con l’arte contemporanea e il design, alternando alla tradizionale esposizione di modelli automobilistici di pregio, opere culturalmente e artisticamente stimolanti, in un gioco di rimandi in cui l’automobile si fa segno ed espressione di epoche, stili di vita, cultura e culture. Back to the future si inserisce perfettamente in questo contesto. Si svolge al primo piano del museo, dove, per quanto riguarda l’arte contemporanea, un parete della sezione dedicata alla mostra è occupata da alcune opere di Anri Sala che riflettono sul senso del tempo e sulla sua percezione. È come se un vecchio orologio, di quelli che segnano le ore con numeri romani e lancette nere appuntite, si sovrapponesse a immagini di nuvole e paesaggi osservati dall’alto, dal finestrino di un aereo in volo. Le immagini sono rielaborate digitalmente con strumenti digitali, sortendo l’effetto di un sovrapporsi di tempi e spazi che sfumano costantemente l’uno nell’altro. Il lavoro di Sala si configura, così, come una riflessione sul tempo cronologico, ma anche meteorologico, sulla sua relatività e non linearità, in un gioco di colori sfumati e forme da indovinare, con un andamento danzante che annulla ogni punto di riferimento.
La parete di fronte a quella dove sono esposti i lavori di Sala, ospita invece i disegni originali di Giugiaro, memoria viva del momento storico in cui fu per la prima volta disegnata la DeLorean. È questo un modello particolarissimo di automobile con portiere ad ali di gabbiano, che nel film ben si presta a trasformarsi nella leggendaria macchina del tempo capace di riportare Marty, dopo la fuga negli anni Cinquanta, indietro, nel futuro. E poi, al centro della sala, eccola lì, proprio lei, una vera e propria DeLorean da osservare da vicino nei particolari, mentre in un paio di teche sono esposti alcuni oggetti originali utilizzati sul set del film del 1985.
La mostra è certo divertente, particolare, con un marcato aspetto pop per il rimando al film di Robert Zemekis. Ma naturalmente non è solo questo. A ben guardare, scivolando tra un oggetto di scena e un’opera di Sala, si apre lo spazio per una riflessione ben più profonda. Una riflessione sul tempo, i tempi, le loro stratificazioni e trasformazioni, ma anche sulla tecnologia, e forse soprattutto su quel gioco di parole che in un primo momento sfugge, ma che fa da spina dorsale a tutto il racconto del film. L’idea che il futuro sia un posto in cui non solo ci possiamo proiettare sporgendoci in avanti, sempre procedendo in linea retta, ma anche – forse – qualcosa a cui possiamo addirittura fare ritorno. Ma che cosa vuol dire tornare al futuro? L’idea di fare un salto indietro nel tempo per andare a cogliere qualcosa del passato che poteva dare frutti ma è stato trascurato, infondo, sarebbe piaciuta anche a Walter Benjamin (il quale, avendo scritto un articolo, una volta, su Mickey Mouse, non avrebbe forse disdegnato di commentare le avventure di Marty e Doc con la loro DeLorean). Ma c’è dell’altro.
Il film di Zemekis riflette lo spirito degli anni Ottanta, anni densi anche, o forse soprattutto, di illusioni, in cui aleggiava la sensazione diffusa di esserci buttati finalmente alle spalle un passato tormentato a livello politico, sociale e storico lungo decenni. Di lì a pochi anni sarebbe caduto il muro di Berlino, e l’idea che stessimo tutti progredendo verso una migliore condizione di vita ed esistenziale era condivisa da molti. Tenendo conto che il futuro di quegli anni sono i nostri tempi attuali, potremmo dire che le cose non siano andate proprio come ci si aspettava, purtroppo, quantomeno non in maniera durevole. A giudicare dalla produzione artistica, cinematografica, filosofica e letteraria attuale, si direbbe che quasi non siamo più neppure capaci di immaginare un futuro che non sia desolante e violento, anche più di quanto non lo sia già il nostro presente, sotto certi aspetti.
Eppure quella DeLorean è ancora lì, con la sua favola che ancora ci cattura, e le sue ali di gabbiano spalancate che sembrano pronte a prendere il volo. E i lavori di Anri Sala sembrano volerci mettere in guardia circa una concezione troppo linearmente banale del tempo, anche del nostro tempo vissuto e personale. Mai come oggi i tempi ci chiedono di tornare al futuro, nel senso di tornare a immaginarne uno, possibilmente non distopico. Ne saremo capaci?
Affermatasi sul mercato negli anni Settanta come un punto di riferimento per il moderno, nella sede di via dell’Orso la…
A Bolzano, TOUTITÉ – ILIAZD Lo Studio della Forma è la prima retrospettiva italiana dedicata al poeta, designer e editore…
Linda Karshan al Palazzo della Cancelleria Apostolica omaggia Roma con opere in cui misura, movimento e umanesimo si intrecciano
Una nuova sessione di vendite interamente dedicate al lusso, tra orologi rari e gioielli. Incluso un Jaeger-LeCoultre "Art Déco" da…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…
Il Palazzo dei Priori (ex Chiesa di San Martino) di Fermo ospita la mostra che vede protagonista l’artista milanese Federico…
Visualizza commenti
Sono 40 anni, non 25