Categorie: Mostre

“Me, Myself and I”: Paula Sunday ai Magazzini Fotografici di Napoli

di - 4 Luglio 2025

Siamo a Napoli, città stratificata e contraddittoria, dove sacro e profano, miseria e grazia convivono senza soluzione di continuità. Nel cuore del centro storico, all’interno di un ex-magazzino riconvertito in spazio culturale, si trova Magazzini Fotografici: luogo indipendente e vitale, fondato dalla fotografa Yvonne De Rosa, oggi punto di riferimento per la cultura visiva.

In questo ventre urbano si inserisce Me, Myself and I, mostra personale di Paula Sunday a cura di Francesco Liggieri. Un titolo che suona come una dichiarazione di moltiplicazione e crisi del sé, piuttosto che un autoritratto canonico. Invece di raccontarsi l’artista si frantuma, osservandosi da dentro e da fuori, abitando ruoli, travestimenti e immagini che preferiscono sollevare interrogativi anziché offrire risposte.

Nel nostro presente visivo iper-produttivo e iper-consumabile, il lavoro di Paula Sunday si configura come una forma di resistenza. Lo sguardo è trattenuto, rallentato, attraverso immagini che sospendono il tempo offrendosi come frammenti, come crepe che chiedono di essere guardate con attenzione. Ogni fotografia è un’interruzione che non vuole essere capita in fretta, né catturata in un feed. Esige un’osservazione incarnata, lenta, corporea.

Paula Sunday, Me, Myself and I, 2025, Magazzini del Sale, Napoli, exhibition view, foto credits by Claudia Giglio.

Come afferma Liggieri, che ha scelto di non imporre una visione ma di farsi tramite del percorso dell’artista, «chi lavora con me sa che l’obiettivo è la mostra, non l’ego del singolo». Il risultato è un progetto curato ma non invadente, dove ogni opera si inserisce con precisione in un percorso espositivo che abbraccia un lavoro di ricerca estremamente profondo.

«Quando si è negli spazi di Magazzini Fotografici si ha da subito la sensazione di attraversare la storia fotografica degli ultimi 15 anni di ricerca di Paula Sunday», racconta Liggieri. Il visitatore si muove liberamente, senza frizioni. Non ci sono ostacoli formali, solo un tempo dilatato che invita a riflettere sul modo in cui guardiamo e ascoltiamo. Una pratica che ricorda quella dell’entomologo: analitica, ripetitiva, quasi ossessiva, ma è nel fallimento di ogni definizione che il linguaggio dell’artista trova voce.

I suoi autoritratti sono icone ambigue, figure ibride tra performance, confessione e finzione. Cindy Sherman è l’ombra evidente ma non ingombrante: se da un lato smaschera gli stereotipi femminili attraverso una messa in scena riconoscibile, Paula Sunday ci lascia invece nel dubbio che uno stereotipo esista ancora, o che non siamo altro che tracce, proiezioni, presenze in fuga.

Paula Sunday, Me, Myself and I, 2025, Magazzini del Sale, Napoli, exhibition view, foto credits by Claudia Giglio.

E poi c’è Napoli, un organismo palpitante che non incornicia la mostra come semplice contesto decorativo, ma rappresenta l’origine, il ritorno, le radici dell’artista. «Paula è Napoli», dice il curatore, «ci è cresciuta e ci torna ogni volta che può […] perché proprio lì è nato tutto e spesso sono nate alcune delle sue opere più significative come Madre, ad esempio, con un grande riferimento culturale alla città.» Me, Myself and I è quindi una mostra che torna a casa, nella città dove tutto è cominciato.

In un panorama visivo sempre più confuso tra voyeurismo e autorappresentazione compulsiva, Liggieri lancia una riflessione netta: «Io credo che la fotografia oggi sia violentata costantemente a causa dei social e comunque dei mezzi di comunicazione in generale. Trovare della vera fotografia mi sembra difficile, chi dice di essere un fotografo spesso non lo è, al massimo è un voyeur.» Per lui, la differenza sta nella capacità di restituire l’essenza nel rappresentare il momento. «Credo però che ci siano artisti che usano il mezzo fotografico in maniera sublime e che questa loro capacità li differenzi dalla massa perché nel loro lavoro c’è una qualità innegabile», continua il curatore. Paula Sunday è una di questi. Non c’è estetismo né barocco nel suo lavoro, ma essenzialità concettuale: un linguaggio che rinuncia alla rappresentazione per inseguire la tensione tra ciò che si mostra e ciò che inevitabilmente sfugge.

Magazzini Fotografici si conferma così non solo come spazio espositivo, ma come presidio critico. Una resistenza culturale che parla napoletano, ma si rivolge a un pubblico globale. In una città spesso ingabbiata nella retorica del folklore o del degrado, questo luogo si oppone con coerenza e visione, offrendo esperienze che interrogano il senso stesso dell’immagine.

Paula Sunday, Me, Myself and I, 2025, Magazzini del Sale, Napoli, exhibition view, foto credits by Claudia Giglio.

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