Terry Adkins, Bona Fide, 2000 stencil board 218.4 x 218.4 cm. 86 x 86 in.
«Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma», disse il fisico Lavoisier nel formulare la sua Legge della Conservazione della Massa. La celebre frase di cui pochi conoscono i natali spesso ritorna nel mondo dell’arte che negli anni ha reinterpretato – volontariamente e non – questo concetto. La collettiva “Mettere al Mondo il Mondo”, ospitata nella sede napoletana della londinese Thomas Dane Gallery a cura di Mark Godfrey, fa appunto questo: partendo dalla celebre frase di Alighiero Boetti, che dà il titolo alla mostra, reinventa la realtà a partire dai “pezzi” che tale realtà compongono. Terry Adkins, Abbas Akhavan, Alighiero Boetti, Abraham Cruzvillegas, Tacita Dean, Jimmie Durham, Jean-Luc Moulène, Betye Saar, Ser Serpas, Arthur Simms, Michael E. Smith, Cecilia Vicuña sono artiste e artisti di provenienza, età, contesti sociali e culturali molto differenti accomunati dalla voglia di dar voce al loro personale mondo utilizzando materia del mondo “vecchio”.
Si parte dunque proprio da Cubi di Alighiero Boetti (1968), opera composta da materiali di recupero quali legno, vetro e materiale plastico certosinamente messi insieme a creare un parallelepipedo perfetto. L’oggetto “usato” porta con sé un valore non solo materiale ma anche sentimentale e concettuale: è un feticcio, veicolo di memorie, simbolo. È ciò che accade in Precarios, serie di piccole istallazioni composte da oggetti trovati attraverso cui l’artista cilena Cecilia Vicuña parlava negli anni ’70 della sua condizione di esule politica.
Con oggetti trovati nei mercatini delle pulci e dai rigattieri Betye Saar ha costruito invece piccoli santuari, (Kingdom of the Spirits, 1991); mentre Jean-Luc Moulène e Michael E. Smith (rispettivamente Fixed Fountain del 2021 e Untitled del 2022) hanno utilizzato oggetti combinandoli in modo evocativo e poetico per parlare delle parsone a cui sono appartenute. Il riutilizzo è anche veicolo di denuncia verso la società dello spreco basata sull’ideologia del «nasci-consuma-crepa». È ciò che ha fatto in Autoritratto Pedonale con Sampietrino (2022) Abraham Cruzvillegas, realizzando sculture a partire da “spazzatura” trovata sulle strade delle città.
Fra gli artisti che hanno partecipato alla mostra, alcuni parlano della città da cui la collettiva è ospitata: Napoli. Lo fa certamente Jimmie Durham, artista statunitense scomparso nel 2021, che del capoluogo partenopeo ha fatto per tanti anni la propria casa. La sua opera Presepio, interamente costruita riciclando materiali autoctoni, dopo la mostra alla Dane Gallery ritornerà proprio al quartiere di Porta Capuana, dove è stata ideata e creata.
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