Categorie: Mostre

Mutaz Elemam, nel mondo interiore della pittura: la mostra alla Shazar Gallery di Napoli

di - 24 Marzo 2025

Acidi e brillanti impulsi vegetali compongono gli abissi orizzontali del nuovo corpus di opere — Contemporary Forest — realizzato da Mutaz Elemam (Kassala, 1979), in esposizione alla Shazar Gallery di Napoli fino al 30 marzo 2025. L’attraversamento della foresta contemporanea proposto dall’artista sudanese si rivela straordinariamente complesso nel tentativo di osservare i fondali sepolti dai numerosi piani in velatura di paesaggi fulminanti. Tragitto a densità variabile — fatto di stalli, accelerazioni vertiginose e sospensioni — dettato dalle diluzioni dell’acrilico, di cui Elemam si fa demiurgo, governando questa materia e dispiegandola in uno spettro, dove le consistenze tremano come miraggi. La pittura più esile e sfumata appare aerografata, quella più fitta si incastra nelle tele come fosse pietra dura; qui si scioglie, d’un tratto è ferma; il verde si staglia graffiando dove, insieme, riposano luminosi campi d’acqua, a intermittenza irrorati da coaguli di rosso rappreso.

Mutaz Elemam, Contemporary Forest, acrilici su tela, dimensioni varie, veduta della mostra, Shazar Gallery, Napoli, 2025, courtesy l’artista e Shazar Gallery. photo Danilo Donzelli

La pratica che Elemam presenta a Napoli fiorisce nell’interferenza tra l’Occidente delle “impressioni” e il levar del sole che illumina l’arte nordafricana del Nuovo Millennio, qui immune alla stereotipia e alle aspettative degli affezionati all’esportazione e alla trasfigurazione di stilemi africani, vantando, invece, un carattere dialogico ma, in primis, autarchico e originale. Lo stridio di una pittura che grida la sua identità e si divincola tra la folla rapita dall’edonismo concettuale, parlando una lingua tutt’altro che sconosciuta: la formazione artistica di Elemam si esprime in una commistione organica, capace di restituire un’equalizzazione limpida della polifonia contemporanea, dove tutti i modelli sono privi di caratterizzazioni arbitrarie, fornendo, in questo senso, un riscontro assolutamente veritiero rispetto a quanto accadrebbe (e accade) invertendo l’ordine gli interpreti.

Mutaz Elemam, Contemporary Forest, acrilici su tela, dimensioni varie, veduta della mostra, Shazar Gallery, Napoli, 2025, courtesy l’artista e Shazar Gallery. photo Danilo Donzelli

In ognuna delle tele — da quelle enormi a quelle grandi come un palmo — una delicata entropia compositiva è strutturata avendo cura di restringere e ampliare ognuna delle dimensioni, a seconda degli equilibri organici che si incontrano in questo «coloratissimo universo vegetale». Ogni appuntamento, di cui l’artista è testimone, è impresso meticolosamente attraverso impasti torrenziali, prima vorticosi, poi verticali, affilati o spessi. In altre parole, la materia pittorica qui diventa completamente “naturale” nella stesura, dove tutte le forze fisiche, gestuali e cromatiche concorrono alla definizione della forma.

Mutaz Elemam, Contemporary Forest, acrilici su tela, dimensioni varie, veduta della mostra, Shazar Gallery, Napoli, 2025, courtesy l’artista e Shazar Gallery. photo Danilo Donzelli

Ed è una precisa avvertenza formale — ribadita anche nel testo che accompagna l’esposizione — quella di osservare cercando di cogliere l’interstizio tra «paesaggi a prima vista astratti» e «riconoscibilissimi angoli […]». L’artista, inoltre, in alcuni lavori, riesce ad assicurare la convivenza di questi due poli in un perfetto equilibrio poetico.

Mutaz Elemam, Contemporary Forest, acrilici su tela, dimensioni varie, veduta della mostra, Shazar Gallery, Napoli, 2025, courtesy l’artista e Shazar Gallery. photo Danilo Donzelli

Guardando alla produzione precedente, alcuni volti e figure antropomorfe (che qui emergono raramente, come brevi ustioni nelle tessiture acquee e botaniche) subiscono un’astrazione parziale ed “emotiva”: uno sguardo si disfa come fuliggine, un espressione corrugata sbiadisce nella carta. Piani intersecati e contrapposti che tornano in Contemporary Forest, formando una mappa che disorienta, ma registra una topografia sincera del dislivello interiore e della conformazione visiva di una pittura lontana dai luoghi del fraintendimento.

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