Nidaa Badwan, The Saving Light, 2024. Premio Pannaggi/Nuova Generazione 2024, Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi, Macerata
Un’edizione del cuore, dello spirito e del pensiero, ovviamente del talento. Si potrebbe definire in questo modo quella del 2024 del Premio Pannaggi/Nuova generazione che, ideato dall’Associazione Amici di Palazzo Buonaccorsi di Macerata e giunto al suo settimo anno di vita, ha visto premiata lo scorso 29 novembre l’artista palestinese Nidaa Badwan (nata nel 1987 originaria Abu Dhabi) e contestualmente inaugurare la mostra The Saving Light.
Il destino ha voluto che questa giovanissima autrice, lasciata la Palestina nel 2015, scegliesse l’Italia e le Marche come luogo dove vivere. Un decennio in cui la “ragazza di Gaza”, così ribattezzata da Paola Ballesi, curatrice della mostra, e dalla critica, per via dell’opera Cento giorni di solitudine (ciclo fotografico di autoscatti, realizzati nel 2013 in oltre diciotto mesi di autoreclusione), ha conosciuto la cultura italiana (da Dante alla Commedia dell’Arte), respirato quella calma narrante tipica del paesaggio marchigiano, fatta propria la misura dei grandi autori del Rinascimento, interiorizzato una nuova luce, sovrapponendola a quella tanto inseguita nel suo passato.
Inutile dire, per via dei fatti di cronaca da sempre legati a quella porzione di mondo, che la vicenda biografica di Nidaa, difficilmente lascia indifferenti, non fosse altro per i forti e profondi contrasti fra la sua opera e la vita. «Il colore contro il potere, il colore contro l’umiliazione, il colore contro l’oppressione e la prevaricazione, il colore che si illumina e si scalda a condizione che venga invaso e nutrito dalla luce», scrive Paola Ballesi.
The Saving Light non poteva dunque che essere il titolo più giusto per questa mostra, dove la luce, intesa come potenza salvifica metafisica, è proprio quella che Nidaa porta nel cuore, è la bellezza del suo sentire che risponde al brutto. In mostra alcuni degli scatti più iconici del suo percorso artistico. Dal citato Cento giorni di solitudine a Le oscuri notti dell’anima del 2020, dove Nidaa si raffigura nelle vesti di angelo caduto, una donna angelo desiderosa di trasformarsi per abbracciare la quiete, fino a Rinascita del 2024, ciascun ciclo è motivo per riflettere sulla sua evoluzione, quella che il mondo non riesce a fare, sul valore eterno della pittura, così sublimemente raccontato attraverso il mezzo fotografico.
Si arriva così a The Saving Light e alle fotografiche appositamente realizzate a Palazzo Buonaccorsi. Con le sue ricche collezioni, dall’arte antica alla contemporanea, il Palazzo nello sguardo di Nidaa si è fatto letteralmente palcoscenico di un’immaginaria storia tardobarocca. L’ingegno di lei nel cogliere il senso dello scorrere del tempo in questo luogo, l’ha condotta ad una rappresentazione irreale ma vera, nella misura in cui, i personaggi di queste foto personificano il presente, sulle cui spalle il senso della storia è più vivo che mai. Con The Saving Light, Nidaa Badwan segna un nuovo passo in avanti nella propria ricerca. Qui la luce cattura il tempo, travalica i secoli della storia, si fa messaggio di cura. Il lavoro di Nidaa, che «è un omaggio a questo Palazzo e alla sua città, non solo icona ma faro di civiltà», scrive ancora Paola Ballesi, è anche un grande regalo a tutti noi, che ci rammenta quanto la libertà culturale sia la più grande ‘luce’ da amare, proteggere, la cosa più preziosa per l’intera umanità.
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