Max Mazzoli, Ti aspetto aspettami
C’è un filo che attraversa la ricerca di Max Mazzoli e che si tende, senza mai spezzarsi, tra dolore e rinascita. Dopo Porti segreti, marinai senza patria (2023) ed È finito l’inverno (2024), l’artista livornese d’origine ma sassarese d’adozione approda a L’uomo inadeguato, una mostra che raccoglie una ventina di opere realizzate negli ultimi anni, promossa dall’associazione Dolmen di Sassari.
Le sale del Museo Casa Deriu di Bosa ospitano la prima tappa di un progetto più ampio: la mostra segna un punto di arrivo – o forse di ripartenza – nel suo percorso pittorico e umano a definire, in modo insieme artistico ed esistenziale, un cammino di introspezione, dolore e rinascita. «Penso sia normale, per molte persone, sentirsi inadeguate – spiega Mazzoli –. Parlo in particolare di chi vive nella società dell’arte e della cultura, dove l’interazione e le pubbliche relazioni sono un obbligo. Sono le persone più sensibili, timide e profonde».
In mostra, la pittura si fa sonda emotiva e racconto per immagini: un linguaggio denso di materia e simboli che riflette sulla vulnerabilità come condizione universale. Ad accompagnare l’esposizione, il catalogo edito da Soter, con testi critici di Mariolina Cosseddu e Giovanna Pittalis, che raccoglie i lavori realizzati tra il 2021 e il 2025. «Misurarsi con il dolore – scrive Cosseddu – è una discesa agli inferi, l’affacciarsi sugli abissi del nulla, la vertigine dell’ignoto. La risalita è un viaggio nelle regioni più intime e inesplorate del proprio vissuto». Mazzoli, prosegue la critica, mette in evidenza – forse in modo inconscio – «L’importanza della pittura oggi, che crea ponti e non divide, che resiste all’ossessione contemporanea per la semplificazione e l’anestesia visiva».
Attraverso la sua tavolozza, Mazzoli trasmette insieme pace e caos, la bellezza del buio e della luce, il profumo dell’olio che diventa stimolo per l’immaginazione. Nelle sue tele, la fragilità non è debolezza, ma atto di resistenza poetica: un invito a riconciliarsi con la propria inadeguatezza come parte dell’essere umano.
Finanziata dalla Fondazione di Sardegna con il contributo del Comune di Sassari, la mostra nasce dalla collaborazione tra l’associazione Dolmen, la cooperativa Silt e i Musei civici di Bosa. «Siamo felici di presentare il catalogo di Max Mazzoli e di ospitare nuovamente una sua personale, dopo quella del 2024 allo Spazio Dolmen di Sassari», commentano i rappresentanti dell’associazione. La pittura di Mazzoli, scrive ancora Cosseddu, «Non pretende di essere contemporanea, ma esiste e basta». Ed è forse in questa esistenza senza pretesa, in questo peregrinare nel territorio dell’immaginario, che si rivela la forza più autentica della sua arte.
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