Piero Dorazio, Cercando la Magliana, 1964 olio su tela 197,5 x 273,3 cm
Quel viaggio che chiamiamo pittura e che conosciamo fin da tenera età, o perché siamo attirati dal colore o perché in famiglia c’è qualcuno che ci trascina alle mostre, ha da sempre attori importanti che usano il medesimo mezzo con tecniche diverse, per poter raccontare storie e linguaggi talvolta nuovi, talvolta già visti.
Tra i tanti attori protagonisti della pittura italiana, non possiamo dimenticare un grande maestro dell’astrattismo come Piero Dorazio. La sua è una di quelle storie che sembrano scritte per un romanzo e, invece, è tutta realtà. Fin da giovanissimo bazzica studi di artisti ed entra in contatto con le varie realtà della sua città, Roma. Inizialmente prende a far parte come elemento di spicco nel gruppo Arte Sociale, poi, per un periodo breve, si avvicina a Guttuso e alla sua pittura, sposando infine, definitivamente, il movimento astrattista.
Partecipa alle grandissime kermesse come Documenta a Kassel e la Biennale di Venezia, espone in tutto il mondo ed entra in contatto anche con i grandi astrattisti del suo tempo come de Kooning e Pollock, tanto per citarne due. Diventa amico anche di grandi scrittori come Ungaretti con il quale instaura un proficuo percorso di lavoro, con quest’ultimo che scrisse un saggio sulla sua pittura per la presentazione del catalogo del 1967. E poi tante partecipazioni a mostre in grandi gallerie sia italiane che all’estero, come quella avuta con il Gruppo Zero e ci sarebbe moltissimo ancora da raccontare. A Verona hanno colto l’importanza e, presso la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti e Galleria dello Scudo, in collaborazione con Archivio Piero Dorazio, si presenta l’esposizione “Piero Dorazio. La nuova pittura. Opere 1963 – 1968,” a cura di Francesco Tedeschi, che sarà aperta al pubblico dal 17 dicembre 2022 al 30 aprile 2023.
Una mostra davvero interessante sia per chi l’artista lo conosce, sia per chi è a digiuno di informazioni. Il periodo storico che riguarda le opere in esposizione è davvero proficuo, per la sperimentazione e i viaggi compiuti dall’artista, consapevole di essere sempre alla ricerca e mai pago del suo lavoro. Gli anni in questione sono solo cinque ma davvero importanti per la storia della pittura dell’artista romano. Ci sono grandi e piccoli formati e l’astrattismo la fa da padrone come deve essere. Dalle strutture reticolari dei lavori di fine anni Cinquanta si passa agli slanci di una pittura intesa come campo di tensioni e invenzioni, senza mai prescindere da un continuo richiamo alle Avanguardie storiche. Particolare attenzione viene riservata alla partecipazione dell’artista alla Biennale di Venezia del 1966, occasione in cui a Piero Dorazio viene dedicata una sala personale in cui figurano ventuno opere tra le più significative del periodo – molte delle quali in mostra a Verona.
In tutto, una trentina di lavori, uno più bello e interessante dell’altro, con quel linguaggio pittorico unico. La mostra è sapientemente curata nei dettagli e nella qualità delle opere e guardandola a più riprese, questa personale che racconta una fetta della storia doraziana, è un piccolo diamante nel vasto palinsesto della pittura moderna e contemporanea, assolutamente una mostra da visitare per poter ammirare le opere di uno dei grandi della storia dell’astrattismo italiano.
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