Diego Marcon, Krapfen, 2025 [Still], digital video, colour, sound, duration: 4 min 44 sec, looped Credit line: © Diego Marcon. Courtesy the Artist, Sadie Coles HQ, London, and Galerie Buchholz, Berlin/Cologne/New York. Produced by Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Lafayette Anticipations, New Museum, The Renaissance Society, The Vega Foundation
Fino al prossimo 2 agosto alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, a Torino, sono in corso quattro mostre dedicate ciascuna ad un artista internazionale. Gli artisti coinvolti nelle esposizioni sono Diego Marcon, Xin Liu, June Crespo e Lenz Geerk.
Diego Marcon propone un’opera video, nata dalla collaborazione di Fondazione Sandretto con New Museum di New York, e affidata alla curatela di Massimiliano Gioni, attuale direttore artistico dell’istituzione newyorkese. Il video rappresenta una narrazione fantastica vagamente teatrale, tesa tra un’atmosfera fiabesca, da classico film di Walt Disney, ed elementi tratti dal linguaggio dell’horror movie. Il plot è il seguente: un ragazzino (o una ragazzina? Il sesso del protagonista resta dubbio), nella sua cameretta, è incalzato da una serie di indumenti sorprendentemente animati a mangiare un Krapfen alla marmellata. Gli indumenti sono un paio di guanti, un foulard, un maglione maschile, un paio di pantaloni da uomo, un paio di calzini e infine anche lo stesso armadio.
Un’altra mostra è invece Exhaust, di Xin Liu, artista cinese con background da ingegnere. La mostra è curata da Hans Ulrich Obrist e si compone di alcuni oggetti e soprattutto un video, che esplorano il percorso di un detrito spaziale ricaduto sulla terra, con tutte le conseguenze sul territorio e la natura circostante. Il video si muove sapientemente tra aspetti documentaristici e simbolici, raggiungendo momenti di sicuro impatto emozionale, ma anche riflessioni profonde. L’idea base del lavoro di Xin Liu è osservare il degradarsi dei detriti prodotti dalle più moderne tecnologie, e nel contempo il loro reinserirsi, quasi sorprendente e inaspettato, nei processi biologici e generativi della natura.
La terza mostra s’intitola invece Danzante. L’artista è June Crespo, alla sua prima mostra museale in Italia. La mostra è curata da Bernardo Follini e presenta una serie di sculture realizzate con materiali vari, tratti dal mondo industriale, ma forgiati e assemblati in modo da rimandare a forme naturalistiche particolari, come i fiori di iris e gli uccelli del paradiso. Le sculture sono realizzate con l’intenzione di porsi attivamente in dialogo tanto con lo spazio e il visitatore. Questo dialogo si svolge ad un livello quasi più fisico, visivo ed estetico che intellettuale, coinvolgendo l’aspetto percettivo e intuitivo. L’impatto visivo è potente e coinvolgente.
Infine, la mostra Theatre of the mind di Lez Geerk presenta una serie di dipinti dalla forma artistica decisamente più legata alla tradizione storico-artistica occidentale. I soggetti non sono pensati in senso narrativo, ma sono presentati come immagini dove visioni e prospettive oblique o stranianti creano sempre una certa dinamicità delle immagini. Queste fanno pensare, nei soggetti umani, a certe figure di Felice Casorati, e nella rappresentazione di cose forse a certi oggetti di Domenico Gnoli. Un piccolo quadro rappresenta per esempio una busta chiusa, una lettera, che occupa tutto lo spazio dell’opera. La lettera è chiusa, non sapremo mai quale scritto contenga. Allude a qualcosa di invisibile e in qualche modo lo crea nella nostra immaginazione. La dimensione privata, interiore e sfuggente è dunque protagonista. Le quattro mostre sono, insomma, tutte di grande interesse ed offrono al visitatore stimoli tra loro anche molto diversi, con ricerche e linguaggi sempre sofisticati e di alto livello, sebbene tra loro anche radicalmente eterogenei.
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