02 maggio 2026

Quattro artisti internazionali in mostra alla Fondazione Sandretto di Torino

di

Diego Marcon, Xin Liu, June Crespo e Lenz Geerk in quattro personali che esplorano ricerche radicalmente diverse, dalla narrazione fantastica in video alle sculture che dialogano con lo spazio, passando per i resti delle tecnologie spaziali e la pittura occidentale

fondazione sandretto
Diego Marcon, Krapfen, 2025 [Still], digital video, colour, sound, duration: 4 min 44 sec, looped Credit line: © Diego Marcon. Courtesy the Artist, Sadie Coles HQ, London, and Galerie Buchholz, Berlin/Cologne/New York. Produced by Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Lafayette Anticipations, New Museum, The Renaissance Society, The Vega Foundation

Fino al prossimo 2 agosto alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, a Torino, sono in corso quattro mostre dedicate ciascuna ad un artista internazionale. Gli artisti coinvolti nelle esposizioni sono Diego Marcon, Xin Liu, June Crespo e Lenz Geerk.

Diego Marcon propone un’opera video, nata dalla collaborazione di Fondazione Sandretto con New Museum di New York, e affidata alla curatela di Massimiliano Gioni, attuale direttore artistico dell’istituzione newyorkese. Il video rappresenta una narrazione fantastica vagamente teatrale, tesa tra un’atmosfera fiabesca, da classico film di Walt Disney, ed elementi tratti dal linguaggio dell’horror movie. Il plot è il seguente: un ragazzino (o una ragazzina? Il sesso del protagonista resta dubbio), nella sua cameretta, è incalzato da una serie di indumenti sorprendentemente animati a mangiare un Krapfen alla marmellata. Gli indumenti sono un paio di guanti, un foulard, un maglione maschile, un paio di pantaloni da uomo, un paio di calzini e infine anche lo stesso armadio.

Diego Marcon, Krapfen, 2025 [Still], digital video, colour, sound, duration: 4 min 44 sec, looped Credit line: © Diego Marcon. Courtesy the Artist, Sadie Coles HQ, London, and Galerie Buchholz, Berlin/Cologne/New York. Produced by Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Lafayette Anticipations, New Museum, The Renaissance Society, The Vega Foundation
I primi due capi, come si nota, sono femminili, mentre gli altri potrebbero appartenere a un uomo. Per gusto e stile, tutti gli indumenti sono evidentemente abiti di persone adulte, se non anziane. Ciò fa pensare che gli indumenti potrebbero appartenere ai suoi genitori, oppure a parenti. È quindi in atto una sorta di dissoluzione della famiglia, un suo smembramento, mentre l’identificazione sessuale resta sempre sfuggente. L’impressione complessiva è straniante e affascinante al contempo, come se ci trovassimo in una versione perturbante di Mary Poppins, ed è amplificata dalla curatissima colonna sonora.

fondazione sandretto
Xin Liu, Film Still of The White Stone (2021), Digital Video, 21’57”, 5.1 sound mix or stereo sound. 刘昕,《白石》影片像静帧,2021,21分57秒,5.1 混音或立体声

Un’altra mostra è invece Exhaust, di Xin Liu, artista cinese con background da ingegnere. La mostra è curata da Hans Ulrich Obrist e si compone di alcuni oggetti e soprattutto un video, che esplorano il percorso di un detrito spaziale ricaduto sulla terra, con tutte le conseguenze sul territorio e la natura circostante. Il video si muove sapientemente tra aspetti documentaristici e simbolici, raggiungendo momenti di sicuro impatto emozionale, ma anche riflessioni profonde. L’idea base del lavoro di Xin Liu è osservare il degradarsi dei detriti prodotti dalle più moderne tecnologie, e nel contempo il loro reinserirsi, quasi sorprendente e inaspettato, nei processi biologici e generativi della natura.

June Crespo, Danzante, 2025

La terza mostra s’intitola invece Danzante. L’artista è June Crespo, alla sua prima mostra museale in Italia. La mostra è curata da Bernardo Follini e presenta una serie di sculture realizzate con materiali vari, tratti dal mondo industriale, ma forgiati e assemblati in modo da rimandare a forme naturalistiche particolari, come i fiori di iris e gli uccelli del paradiso. Le sculture sono realizzate con l’intenzione di porsi attivamente in dialogo tanto con lo spazio e il visitatore. Questo dialogo si svolge ad un livello quasi più fisico, visivo ed estetico che intellettuale, coinvolgendo l’aspetto percettivo e intuitivo. L’impatto visivo è potente e coinvolgente.

Lenz Greek, ph. Perrottino

Infine, la mostra Theatre of the mind di Lez Geerk presenta una serie di dipinti dalla forma artistica decisamente più legata alla tradizione storico-artistica occidentale. I soggetti non sono pensati in senso narrativo, ma sono presentati come immagini dove visioni e prospettive oblique o stranianti creano sempre una certa dinamicità delle immagini. Queste fanno pensare, nei soggetti umani, a certe figure di Felice Casorati, e nella rappresentazione di cose forse a certi oggetti di Domenico Gnoli. Un piccolo quadro rappresenta per esempio una busta chiusa, una lettera, che occupa tutto lo spazio dell’opera. La lettera è chiusa, non sapremo mai quale scritto contenga. Allude a qualcosa di invisibile e in qualche modo lo crea nella nostra immaginazione. La dimensione privata, interiore e sfuggente è dunque protagonista. Le quattro mostre sono, insomma, tutte di grande interesse ed offrono al visitatore stimoli tra loro anche molto diversi, con ricerche e linguaggi sempre sofisticati e di alto livello, sebbene tra loro anche radicalmente eterogenei.

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