Santiago Evans Canales, Incendios y sombras, Galleria Nicola Pedana, Caserta, ph. Danilo Donzelli
Una rappresentazione decisamente insolita quella del giovane messicano Santiago Evans Canales, classe 1996, presente con una personale alla Galleria Nicola Pedana di Caserta, con le tracce dei ricordi, tra luce e ombra, che emergono componendosi provvisoriamente in superficie. Una indagine intesa come una sorta di fermo immagine in cui lo scandaglio coincide con la rivelazione per divenire motivo onirico di un momento. Le opere di Santiago Evans Canales nascono tutte dal colore, da una lenta e distesa pennellata su una successiva, proseguendo fino alla ricerca dell’emozione, del suggerimento istintivo di frammenti insostanziali che possano stabilizzarsi in forma d’immagine.
Una visione dinamica tra deformazione, riduzione e ingrandimento, che si dilava in lontananza assumendo toni delicati come una sorta di perdita di consistenza delle cose e nel contempo si addensa in primo piano in modo più timbrico e concreto. Tutto ciò non è da considerarsi semplicemente un’operazione figurativa o astratta ma una risposta atta a far affiorare i ricordi della sua infanzia, la nostalgia del suo paese e persino i momenti di vita privata trascorsa. Quindi, un’indagine decisamente sotterranea ed evocativa, capace di far emergere dal vuoto insostanziale e indefinito dell’esistenza l’emozione divenuta essenza nostalgica e visibile.
La mostra “Incendiosy y sombras”, ovvero fuochi e ombre, luce e buio, annienta il dato chiaramente descrittivo e narrativo a beneficio dell’emozione e della conoscenza. Una sorta di immersione nel buio dei ricordi e la conseguente riemersione in forma di frammento di memoria in cui le presenze rappresentate danno forma ai pensieri. Per tale motivo, tutto il lavoro svolto da Santiago Evans Canales è caratterizzato dall’immaginazione, da una visione lirica nata nel gesto pittorico per condensarsi provvisoriamente in una traccia di essenza assorta, sospesa e temporanea in cui la memoria prende il sopravvento.
Si direbbe una indagine rarefatta e “visionaria”, divenuta apparizione e momento trascorrente, nata dallo scandaglio di una materia greve che aleggia e risorge momentaneamente dal buio dell’esistenza, per divenire luce, materia e conoscenza – come ci suggerisce Ada Merini – «Disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori», ora rivelata dall’artista in una insolita e precaria riflessione poetica della realtà.
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