Sigmar Polke, Sous les pavés, la terre. Installation view, Fondation Vincent Van Gogh, Arles. Ph. Fdeladerriere2025
Sous les pavés, la terre, curata da Bice Curiger alla Fondation Vincent van Gogh di Arles è un’esposizione estremamente coinvolgente che restituisce la stessa vitalità e la stessa vivacità con cui Sigmar Polke permeava le proprie opere suscitando riflessioni profonde attraverso la sua capacità di ironizzare su se stesso e sul mondo, la sua abilità nello stravolgere i canoni estetici e le pratiche pittoriche consolidate, creando forme che catturano in modo permanente l’inaspettato, il casuale, l’istante e dipingendo non su tela ma su tessuti industriali stampati o tende trasparenti.
Soprattutto, la notevole agilità mentale e la sperimentazione materica che caratterizzano i lavori di Polke, si traducono in una esortazione alla libertà e in una carica vitale che si trasmettono allo spettatore cambiando il suo modo di vedere la realtà. Quella di Polke alla Fondazione Van Gogh è una mostra che indubbiamente cambia le prospettive di chi la visita sull’arte contemporanea, affascina e trascina per la grande forza evocativa.
Le opere esposte risalgono al periodo compreso tra il 1963 e il 2009 e mettono in risalto il medium della pittura, con cui l’artista, esplorando l’idea di una nuova bellezza al di là delle convenzioni, esprime la sua visione del mondo. Polke è sempre stato un analista preciso e un commentatore esperto del suo tempo. Presente sulla scena dell’arte contemporanea francese già dagli anni Ottanta, nel 1963 aveva creato con Gerhard Richter “Realismo Capitalista”, noto anche come Pop Art tedesca, in risposta ai dettami in vigore nella Repubblica Democratica Tedesca. La crescita economica della Repubblica Federale Tedesca del dopoguerra e il suo idillio borghese diedero vita a nuovi mondi visivi caratterizzati da consumi, pubblicità e riviste, che Polke integrò nelle sue opere in modo giocoso e percettivo.
Alla Fondazione Van Gogh, Polke viene posto fin dalla prima sala in dialogo con l’opera di Vincent Van Gogh, dando modo di rilevare delle connessioni inaspettate, a partire dal motivo della patata, simbolo della terra capace di nutrire per il grande artista olandese e simbolo della quotidianità tedesca e anti-glamour del dopoguerra per il noto artista tedesco. Il titolo della mostra che, tradotto in italiano, è “Sotto i marciapiedi, la terra” rimanda all’energia della rivoluzione del maggio 1968 che animò le prime opere di Polke, ma evoca anche un forte ancoraggio alla realtà che si riscontra sia nell’artista tedesco che in Van Gogh. Lo testimoniano i due dipinti del pittore olandese che accompagneranno l’opera di Polke: Lavoro nei campi (aprile 1885) e Cesto di patate (settembre 1885). Tuttavia il legame con Van Gogh è rilevabile anche nello sguardo che Polke mostra di avere nella realizzazione delle sue opere, in cui spesso l’attenzione è rivolta alle persone, al mondo circostante, alle relazioni che si intrecciano e al modo in cui l’artista percepisce la realtà e interagisce con essa, esattamente come è possibile notare nelle opere del pittore olandese.
La mostra ben illustra inoltre l’evoluzione apparentemente irregolare, ma ampia e coerente, dell’opera di Polke, che attrae e ispira i giovani artisti di oggi. Presenta, da un lato, le celebri opere degli anni ’60 che utilizzano i puntini delle immagini di giornale, ma anche acquerelli e dipinti come Reiherbild II (Immagine di aironi II, 1968), il cui virtuosismo del tratto – una sorta di feticcio formale – viene deriso.
Una serie di fotografie degli anni ’60 e ’70, mai esposte prima, può essere scoperta insieme a importanti collezioni di stampe fotografiche uniche come Parigi 1971 e Palermo, le Catacombe. La visita alla mostra è rientrata nell’ambito del press tour organizzato dal Conseil Départemental des Bouches-du-Rhône, da Provence Tourisme, dall’Office de tourisme Arles Camargue e dall’opera fattiva e instancabile della Camera di Commercio Italiana per la Francia a Marsiglia.
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