Diego Cibelli, Festa e Catastrofe, Galleria Alfonso Artiaco, Napoli 2022
Lo studio, la ricerca, il racconto territoriale di un fasto antico, di unâespressione regale che inaugurava un periodo nuovo, il Regno di Napoli sotto Carlo di Borbone, confluiscono in âFesta e Catastrofeâ, prima mostra di Diego Cibelli alla Galleria Alfonso Artiaco. Affiancato da un team di maestranze specializzate nella foggiatura e nella formatura, lâartista nato nel 1987 ha realizzato piĂš di 30 stampi in gesso e in esposizione sono presenti sculture inedite in ceramica e porcellana, suddivise in un percorso celebrativo: Fuochi dâartificio, Lâidea del trionfo, CommensalitĂ , Rappresentazioni di gala. Un cerimoniale, questo, ben collaudato e che ha sempre rappresentato la valenza politica del Regno di Napoli nei suoi sfarzosi anni preunitari, dove la magnificenza era trasmessa tramite sperimentati protocolli che prevedevano feste e ornamenti strutturati in maniera tale da manifestare la sontuositĂ regale di unâidentitĂ , che si rafforzava oltre le mura di palazzo e travolgeva, rendendole partecipe, le masse.
Il percorso festante si compie tra le sale della galleria che alloggiano le opere, a simulazione di unâeuforia collettiva che ha la sua esplosione in quei totemici fuochi dâartificio che sempre hanno avuto la funzione di regalare stupore nonostante i drammi vissuti, quotidianamente, dal popolo. Una parte di quei stratagemmi formali che nascondevano i veri problemi, materiali, a cui dovevano far fronte i sudditi di una corona che ben dissimulava la precarietĂ dellâesistenza nei propri confini. Questioni che venivano sovvertite da feste che regalavano attimi di unitĂ e momentanea opulenza, ove il cibo diventava momento di regalia faticata tramite lâaccaparramento fortuito di una partecipazione a una giostra, ad esempio il palo della cuccagna.
I festoni di frutta e verdure presenti nella saletta successiva ai fuochi esplosi, sembrano che in parte ne siano testimonianza, anche se sono comunque il legame a un altro aspetto della cerimonia, quello che ci introduce allâinterno della corte e a quel momento collegato ad un ulteriore attimo dei festeggiamenti: il rapporto diretto con gli esponenti delle classi privilegiate. Quindi nella successiva grande sala, adornata quasi a rivivere un banchetto a corte tra saloni decorati e dame danzanti, sono riposti su di un piano continuo una serie di âricordiâ, intitolati Trionfo, simili a vasi, a parti di cornice, a decori dâepoca e a vegetazione creati in porcellana a volte mista ad ossidi vulcanici, oppure in ceramica.
Chiude il sofisticato apparato, ispirato dallo studio dei disegni per giostre e fuochi dâartificio dellâarchitetto Antonio Niccolini, dopo aver oltrepassato la fontana assemblata in ceramica e ruota di carro lignea, una carrozza decostruita che si definisce alla fine del âcorteoâ regale sulla parete dellâultima stanza della galleria.
La festa, come parte integrante della catastrofe, che si risolve in ventiquattro ore, si determina nel fermento della vita di un popolo che ripone lâangoscia nei momenti di gioia, dirimendo le questioni fondamentali nella semplicitĂ del convivio. A differenza della catastrofe che perdura nel tempo, e sottolineata dallâartista nel vuoto cromatico delle sculture delineate attraverso i toni dei grigi e finanche il nero, a manifestare la continua decadenza di una terra che dissimula le difficoltĂ nellâapparente sfarzo.
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