Categorie: Mostre

Terriccio Universale: Rebeca Pak trasforma Lodi in un cantiere di relazioni

di - 24 Settembre 2025

La nuova mostra di Platea | Palazzo Galeano, visitabile fino a domenica 2 novembre 2025, attira fin da lontano lo sguardo di chi passa per Corso Umberto. Un ingombrante gonfiabile arancione, stretto tra la ferrata di una scala e uno scheletro di legno, si fa notare fin da subito, attirando i passanti ad avvicinarsi e toccare il soffice rettangolo pieno d’aria. Da qui l’occhio dello spettatore cade inevitabilmente sui due schermi poggiati a terra, che mostrano il video di una persona che trasporta un sacco di terra per la città di Lodi, chiedendo ai passanti se possono aiutarla. Tutto questo è l’opera Terriccio Universale, personale dell’artista Rebeca Pak (São Paulo, Brasile, 1992), un insieme di diversi linguaggi contemporanei incastonati all’interno del minuto spazio della vetrina di Platea.

Considerando l’identità come risultato fluido e non definitivo di un processo culturale, la ricerca di Pak si caratterizza per un costante tentativo di rinegoziare riferimenti appartenenti a culture diverse. Il corpus di lavori che ne deriva si presenta come strumento di riflessione e di messa in discussione di determinati paradigmi: piuttosto che insistere su una particolare realtà o verità, l’opera crea contesti aperti, con l’intento di rendere possibile un confronto.

Platea, Rebeca Pak

Il progetto concepito per Platea è parte della serie di azioni performative dal titolo Terriccio Universale, iniziate nel 2019 a Milano e proseguite nello stesso anno a Roma per From Intichuma Ceremony to Francis Alys e nel 2021 a Šiluva in Lituania, in occasione della 2nd Šiluva Art Biennial.  L’happening si basa sull’idea di terra come simbolo di origine e appartenenza, pensando a come essa abbia un significato di collettività in molte culture diverse, dall’occidente a luoghi come la Corea del Sud in cui il sepolcro è segnato da cumuli di terra che ne custodiscono la memoria.

Da queste suggestioni l’artista si riprende portando un sacco di terra preconfezionato in città e, con e attraverso esso, tenta di instaurare relazioni inaspettate con un pubblico occasionale, chiedendo aiuto nel trasportare il sacco. In questo atto si attiva una riflessione più ampia sia sulla nozione di universalità insita nel nome del prodotto, sia sulla complessità del rapporto tra chi accoglie e chi è accolto. Tale complessità si ispira al saggio Anne Dufourmantelle invite Jacques Derrida à répondre de l’hospitalité, in cui Derrida riflette sulla polisemia della parola hôte, che in francese — così come in italiano, ospite — indica sia l’ospitante sia l’ospitato.

Platea, Rebeca Pak

In occasione della mostra a Platea, Pak ha realizzato l’azione per le vie del centro di Lodi. Attraverso un percorso sono stati coinvolti passanti che decidano di offrire o meno la loro disponibilità dinanzi alla richiesta dell’artista. L’happening viene restituito sottoforma di video-installazione all’interno di Platea. Sono interessanti le parole dell’artista in merito a questa esperienza: “Mi interessa lo spazio che non viene definito, spazio in senso ampio, quindi anche come situazione. L’idea è quindi un momento di tensione tra elementi diversi, un gioco di forze dove non si ha chiaro chi spinga cosa, per questo il legno il ferro e il gonfiabile sono centrali, con quest’ultimo che riprende il sacco. Il video poi è una registrazione dell’interno dell’esperienza che si dà all’esterno; infatti, qui per la prima volta ho usato la camera in Pov, le altre volte che ho fatto questa performance c’era un’altra persona che registrava. Questo cambiamento ha portato l’immagine ha essere vertiginosa, esaltando il tipo di rapporto che si creava con i passanti, come una rinegoziazione continua. Qui a Lodi ho fatto il video a luglio, è stato particolare, ho avuto molti no alle mie richieste di aiuto, ma anche pochi sì molto calorosi, in particolare di un uomo in bici che si è offerto lui di aiutarmi prima ancora che io glielo chiedessi, insistendo di aiutarmi anche per tutta la strada. Il video è stato inserito nella vetrina senza modifiche o tagli, ma tenendo tutto dell’esperienza, comprese pause e momenti di noia o sospensione.”

Platea, Rebeca Pak

L’intervento costituisce il terzo episodio di Nine Out Of Ten Movie Stars Make Me Cry, palinsesto espositivo a cura di Gabriella Rebello Kolandra. Inaugurato a marzo con la mostra Super Super di Margherita Moscardini, questa ha lasciato una scultura-scala all’interno della vetrina, in cui chiunque può salire, scendere o sedersi, creando una nuova spazialità urbana su cui tutti gli artisti successivi del palinsesto si sono dovuti confrontare, come ha fatto infatti Ulyana Nevzorova con il suo Paperwork, seguita ora da Terriccio universale. Il programma proseguirà con la personale dell’artista Vashish Soobah (Catania, Italia, 1994) e con un progetto speciale di Marvin Gabriele Nwachukwu (Milano, Italia, 1996).

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