Categorie: Mostre

Un artista italiano a Helsinki interroga il tempo presente: la mostra alla Oksasenkatu11

di - 23 Gennaio 2026

La mostra personale di Piergiorgio Colone, visitabile fino al 2 febbraio alla galleria Oksasenkatu11, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Helsinki e curata da Julius Valve, si configura come un percorso ben strutturato, in cui intervento curatoriale e allestimento concorrono a costruire una dimensione che si fonda su un’idea di contemporaneità intesa non come mera coordinata cronologica ma come condizione instabile, transitoria in cui tempo e spazio vengono costantemente messi in tensione.

In questo senso, 0 S riunisce opere che, pur attraversando media differenti, dalla scultura alla fotografia, dalla proiezione digitale all’assemblaggio, mantengono una forte coerenza interna, fondata su una domanda precisa, che attraversa l’intero percorso espositivo: che cosa significa abitare il presente?

Già dall’ingresso nello spazio della galleria ci si ritrova oltre una soglia liminale, una dimensione sospesa, fuori da una temporalità ordinaria. Un suono silenzioso accompagna il visitatore attraverso le sale di Oksasenkatu11, che ricordano le backrooms della cultura digitale e, per questo, superano la condizione ambientale neutra, prettamente espositiva, agendo come un vero e proprio catalizzatore delle opere di Colone, amplificandone le tensioni e predisponendo lo sguardo a una fruizione rallentata, vigile ed estremamente immersiva. Lo spazio espositivo quindi non contiene i lavori ma li mette in risonanza, costruendo un’esperienza non solo visiva, ma temporale e corporea.

Installation view at Oksasenkatu11, Punti di singolarità, Piergiorgio Colone, 2024, ph. Piergiorgio Colone

La proiezione della cifra “0 S” che dà il titolo alla mostra è parte del progetto Contemporaneo e mette in scena un paradosso temporale che è al tempo stesso semplice e perturbante. L’istante presente non avanza, si riafferma aggiornandosi continuamente ma rimanendo, infine, sempre sullo 0.

Il tempo non viene dunque concepito come un flusso lineare ma come una superficie instabile in cui ogni aggiornamento coincide con una cancellazione. L’opera dichiara contemporanei luoghi marginali, edifici abbandonati, spazi che sembrerebbero aver perso funzione e centralità, suggerendo che il presente non è prerogativa del nuovo, ma una condizione che può emergere ovunque, anche là dove il tempo sembra essersi arrestato.

Questa idea di contemporaneità attraversa l’intera mostra, Colone lavora infatti su una soglia costante tra permanenza e transitorietà, tra ciò che storicamente è stato pensato per durare e ciò che, per sua natura, è destinato a svanire. In questo spazio intermedio si collocano opere come i Ritratti d’artista, in cui l’identità individuale viene ridotta a una cifra incisa – il numero esatto di secondi di vita dell’artista – togliendo al ritratto ogni connotazione fisionomica e narrativa per diventare dato puro che, proprio nella sua freddezza, restituisce l’unicità irripetibile di ogni esistenza.

Installation View at Oksasenkatu11, Senza titolo, 2025, marmo e carta perforati, cm 16.9 x 20.1 x 140, ph. Piergiorgio Colone

È tuttavia nella serie degli assemblaggi Punti di singolarità che la ricerca di Colone raggiunge una densità simbolica particolarmente significativa. Questi frammenti di marmo, provenienti da contesti geografici diversi e selezionati tra scarti ed eccedenze del processo produttivo, vengono uniti da un foro centrale, elemento minimo e costante che attraversa ogni esemplare. Ma quel foro non è semplice assenza bensì “materia inversa”, un pieno visivo, una soglia che assorbe lo sguardo e lo spinge oltre la superficie, aprendo uno spazio mentale in cui ciò che non si vede continua a esistere come possibilità.

Accanto alla serie degli assemblaggi, infatti, assume un ruolo centrale l’installazione Senza titolo, in cui Colone mette in relazione marmo e carta in un lavoro che non si limita a un confronto formale o simbolico tra opposti, ma intreccia memoria, identità e storia sociale, rimandando a una doppia eredità familiare: il nonno paterno marmista, il nonno materno operaio in una cartiera. Il foro che attraversa il centro dell’opera — già motivo ricorrente nella ricerca di Colone — assume qui una valenza ulteriormente stratificata. È un vuoto che rappresenta l’artista stesso, una presenza in transito, sospesa tra due mondi materiali e simbolici che hanno contribuito a formarlo. Ma è anche una soglia generazionale: il punto in cui si manifesta la frattura tra un passato in cui il sacrificio veniva ripagato con orizzonti di stabilità, e un presente segnato da un’insicurezza strutturale, in cui ogni traguardo appare provvisorio, reversibile, esposto alla possibilità costante di dissoluzione.

Senza titolo non è soltanto un’opera autobiografica ma una riflessione più ampia sulla condizione contemporanea, un tempo che non garantisce continuità, un presente superficiale, instabile e imprevedibile tanto quanto il futuro. Il contatto tra carta e marmo non produce una sintesi pacificata ma un equilibrio precario e vigilante, che rispecchia la condizione di chi abita un oggi incapace di promettere il domani.

Piergiorgio Colone e Ida Palojärvi presso galleria Oksasenkatu11, ph. Julius Valve, 2026

Questa poetica del passaggio, della trasformazione che non coincide con la negazione, trova una risonanza profonda nella riflessione che accompagna da tempo il lavoro dell’artista. Il mutamento non è mai inteso come perdita o tradimento di un’origine ma come condizione necessaria affinché l’identità possa emergere e ridefinirsi. Le opere non cercano una distanza dall’umano, né una sua astrazione ma, al contrario, operano uno scavo metodico e insistente all’interno di ciò che lo rende fragile e transitorio, cercando un terreno comune su cui è ancora possibile interrogarsi, riconoscersi e misurarsi con il presente.

Ciò che emerge con forza in questa mostra quindi è una coerenza forte costruita su solide insicurezze: un lavoro che non cerca certezze né offre risposte rassicuranti sul presente; lo espone, piuttosto, nella sua continua dissoluzione, invitando l’osservatore a sostare in quello zero che non è mai davvero vuoto ma sempre carico di possibilità.

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