Noor Riyadh Capsule Exhibition, Fondazione Querini Stampalia
In the Blink of an Eye (‘In un batter d’occhio’) è il titolo scelto per questa quinta edizione del Festival, nonché per la mostra capsule che dissemina, in esclusiva, al primo piano della Fondazione alcune delle scintille che, presto, illumineranno Riyadh, in Arabia Saudita. Ponti di luce che – rifrangendo passato e futuro, tradizione ed innovazione – amplificano la sintonizzazione culturale fra le due città.
Come sottolineato dalla stessa direttrice della Querini Stampalia, Cristiana Collu, probabilmente non esiste «posto più adatto ad ospitare una sorta di trailer di quello che succederà a Riyadh che Venezia e, nella cornice di Venezia, alla Fondazione Querini Stampalia». Il miracolo che fa della città lagunare una continua metamorfosi di luce diventa infatti qui riflesso della crescita esponenziale e, soprattutto, della dinamicità culturale di Riyadh. Una sinergia che diventa ancor più vibrante considerando che l’esposizione è accolta all’interno dell’Area Scapa. Uno spazio di raffinatezza sublime, in cui la luce delle opere presentate è invitata al dialogo con quei riverberi che, magistralmente, l’architetto veneziano seppe modulare, accogliendo l’acqua all’interno del palazzo stesso.
Quattro sono, in particolare, i lavori in mostra, selezionati dai curatori Li Zhenhua e Sara AlMutlaq, insieme con la Curatorial Advisory Lead di questa edizione del festival, Mami Kataoka.
Ad aprire il percorso espositivo è il video Delivery Dancer’s Sphere (2022): un viaggio claustrofobico nel capitalismo delle piattaforme che l’artista sudcoreana Ayoung Kim indaga inseguendo una fattorina che – in una Seoul futurista – tenta invano di soddisfare le richieste tiranniche del suo algoritmo padrone.
L’indagine sulle contraddizioni della tecnologia prosegue poi, su note più minimaliste, con l’installazione cinetica Relations (2018) di Wang Yuyang. Qui, tubi elettrici, dotati di piccoli motori interni, si muovono quasi impercettibilmente, tentando di recuperare l’equilibrio perduto della loro conformazione iniziale. Un impulso che origina una singolare coreografia che, alternando lotta ad armonia, invita a meditare sulle stesse tensioni umane.
Sempre maneggiando il materiale emotivo della luce, Yuyang espone poi Moon 20190901 (2019): un quadro in cui la luna non si presenta con i suoi tradizionali abiti in bianco e nero, bensì con colori che la reimmaginano «come se fosse in un’altra dimensione». Un trucco speculativo che, rinnovando l’immaginazione, sfida le nostre abitudini percettive e cognitive.
Dall’iconica porta a filo in travertino di Carlo Scarpa, si accede poi nell’ambiente laterale, in cui è esposto Scenes of a Matrimony (2025). Un tributo realizzato a partire da quadri di Safeya Binzager (1940–2024), che permette ai visitatori di affacciarsi alle usanze nuziali saudite, e di scoprire così una delle principali voci moderniste del Paese, nonché prima donna saudita ad aver mai esposto pubblicamente nel Regno.
Infine, davanti alle porte d’acqua, si erge, come un totem di luminosità rarefatta, l’opera di Abdelrahman Elshahed. Una lastra in vetro che immerge l’osservatore nella tradizione poetica amorosa araba, invitandolo a “leggere fra le righe”. Un suggerimento che – snodandosi attraverso un filo in vetro rosso di Murano – confluisce, finalmente, nella parola: “Ti amo”.
Uno slancio di speranza che riflette l’ambizione del Festival. Un progetto che, nato dalle incertezze della pandemia, si è proiettato fin dai suoi esordi nella direzione di un luminoso rinnovamento.Noor Riyadh è parte del programma Riyadh Art, un progetto di Vision 2030, guidato dalla Royal Commission for Riyadh City. L’edizione 2025 è prodotta da Filmmaster.
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