Bracha L. Ettinger, Angel Waterdreaming, 2025, fotogramma da video digitale animato
C’è un angolo di Venezia, lontano dal clamore dei Giardini e dell’Arsenale, dove il tempo sembra essersi fermato per accogliere il ritorno di un fantasma illustre. Dal 4 al 10 maggio 2026, una storica camera dell’Hotel Metropole, il luogo in cui, tra il 1895 e il 1899, Sigmund Freud scrisse parte de L’interpretazione dei sogni, diventerà il teatro di una mostra unica: Bracha. The Room Is Shared.
Curata da Carolyn Christov-Bakargiev, la mostra è un invito alla radicale inversione di marcia rispetto ai ritmi accelerati della Biennale. In questa camera dalle pareti stratificate, l’artista Bracha L. Ettinger propone sette dipinti realizzati nell’arco di 20 anni: opere fatte di velature trasparenti, rosso-porpora e bianco lattiginoso.
Ettinger, figura centrale del pensiero femminista contemporaneo e della psicanalisi, mette in discussione, in questa stanza di Venezia, la visione di Freud della soggettività nata dalla separazione. Attraverso la sua teoria “matrixiale”, l’artista suggerisce che il soggetto nasca invece in una relazione prenatale condivisa.
Il concetto cardine è quello del borderlinking (raccordo ai confini): una pratica etica che si oppone alle fratture del mondo moderno. Se Freud teorizzò la nascita del soggetto attraverso la separazione traumatica, Ettinger risponde con una visione opposta, in cui la soggettività “co-emerge” in una relazione condivisa. Il dipinto, dunque, non è qui oggetto di possesso ma una membrana trasparente che permette di percepire la fragilità dell’Altro. Insieme ai dipinti, opere video estendono questo linguaggio della stratificazione al tempo cinematografico, creando un’esperienza immersiva dove il “sentire-con” prevale sull’atto visivo.
L’installazione è completata dalla presenza di elementi naturali: conchiglie, modellate dalla marea, e il cardo mariano. Questa pianta, protagonista di antiche leggende che la legano al nutrimento della Vergine Maria, diventa qui un emblema di resilienza, cura e protezione. La stanza perde la sua funzione alberghiera per diventare una “camera uterina”, uno spazio psichico in cui il dolore e la bellezza vengono accolti in una dimensione di compassione universale. L’artista stessa definisce questo processo come un Angel of Carriance (Angelo del portare), una presenza necessaria per assistere al peso della storia senza eluderne l’agonia.
La stanza dell’Hotel Metropole – che nel tempo è stato orfanotrofio, scuola di musica e ospedale militare – diventa così una “camera di risonanza”: l’installazione di conchiglie e cardo mariano trasforma lo spazio in un utero simbolico, dove le fratture del mondo esterno — segnate dalla memoria dell’Olocausto che permea l’opera di Ettinger — trovano una forma di riparazione estetica.
Come spiega la curatrice: «La stanza diventa uno spazio psichico condiviso in cui la soggettività non è isolata, ma co-emerge attraverso la fragilità ». In un momento in cui la Biennale è scossa da tensioni geopolitiche e polemiche sui padiglioni, The Room Is Shared si propone come un rifugio, uno spazio di prossimità che ricorda come l’arte, prima di essere spettacolo, sia un gesto etico.
Con un progetto pop up di dieci giorni, Spazio Morgagni porta Man Ray in un caratteristico barbiere milanese degli anni…
A cosa pensiamo quando parliamo di “smart agriculture”? L’indagine dell’artista cinese esplora i cambiamenti in atto nel rapporto tra lavoro…
Il Turner Prize 2026 annuncia i quattro finalisti: Simeon Barclay, Kira Freije, Marguerite Humeau e Tanoa Sasraku. La mostra al…
Nella project room della galleria Mondoromulo, a Benevento, una mostra condivisa di Vincenzo D’Argenio e Fabrizio De Cunto affronta il…
La giuria della Biennale Arte 2026 ha annunciato che non prenderĂ in considerazione i Padiglioni della Russia e di Israele…
Caro Alberto è il progetto collettivo che riattiva il metodo di Garutti: dopo le tappe a Roma e Recanati, le…