Categorie: Mostre

Una pista di ghiaccio in un palazzo veneziano: Olaf Nicolai riflette sul nostro tempo

di - 16 Dicembre 2025

Enjoy/Survive. Piacere e sopravvivenza. Due parole che, nel lavoro di Olaf Nicolai, non si oppongono mai davvero, ma si inseguono e scivolano l’una nell’altra, metaforicamente ma anche su un piano concreto.

Le due grandi light box circolari presentate a Palazzo Diedo dalla Berggruen Arts & Culture ripetono infatti ossessivamente queste due parole: enjoy e survive. Costringono lo spettatore a leggerle come un ciclo continuo, senza inizio né fine, e ci danno una chiave di lettura per iniziare a comprendere — senza mai del tutto risolvere — la monumentale installazione al centro dell’esposizione: Eisfeld II, collocata al piano nobile del palazzo veneziano. Una pista di ghiaccio di circa cento metri quadrati occupa l’elegante sala da ballo settecentesca, sovrapponendo due immaginari apparentemente inconciliabili: da un lato l’architettura storica, carica di memoria e rappresentanza; dall’altro uno spazio di svago contemporaneo, associato al tempo libero, al gioco, al movimento del corpo.

Olaf Nicolai, ENJOY SURVIVE I, 2001. Courtesy Galerie EIGEN + ART Leipzig, Berlin. Photo by Uwe Walter

La pista non è solo da guardare, ma uno spazio veramente partecipatorio: i visitatori sono infatti invitati a pattinare, accompagnati da una colonna sonora originale dei To Rococo Rot, diffusa da sei altoparlanti.

Ogni passo —e ogni perdita di equilibrio— diventa parte integrante dell’opera: una ricerca di equilibrio continuo che attraversa tutta la ricerca qui presentata. Il piacere del gioco convive infatti sempre con il rischio della caduta e il divertimento si intreccia inevitabilmente alla necessità di sopravvivere, almeno simbolicamente, su una superficie instabile.

Il ghiaccio, poi, elemento in apparenza naturale, è in realtà completamente artificiale: prodotto, mantenuto e controllato per l’occasione. Questo interesse per la tensione tra naturale e artificiale, tra esperienza ludica e condizione critica, attraversa da tempo la ricerca di Nicolai. Già a documenta X (1997), con Landschaft/Interieur: Ein Kabinett (1996–97), l’artista metteva infatti in scena una sorta di botanica di secondo grado: light box e rocce laviche artificialmente “colonizzate” da una rigogliosa vegetazione creavano un ambiente ibrido, in cui ciò che appariva naturale era in realtà il risultato di un intervento culturale e tecnologico.

Olaf Nicolai, Eisfeld II. Installation view, December 2025, Palazzo Diedo,
Berggruen Arts & Culture. Photo by Stefano Mazzola/Getty Images. Courtesy of Palazzo Diedo, Berggruen Arts & Culture, and the artist.

In Eisfeld II, il ghiaccio funziona in maniera simile: richiama l’inverno, lo sport, l’infanzia, ma allo stesso tempo rimanda inevitabilmente alla crisi climatica, alla scomparsa delle superfici glaciali, alla necessità di conservarle artificialmente. Enjoy e survive diventano le due facce di una stessa urgenza contemporanea finemente intercettata da Nicolai. Nel lavoro dell’artista tedesco c’è quindi una messa in forma delle condizioni materiali del presente, presentata in maniera tutt’altro che didascalica.

I sistemi che promettono piacere — intrattenimento, tempo libero, esperienze immersive — sono gli stessi che richiedono una costante capacità di adattamento, controllo e ottimizzazione. Il divertimento non è mai gratuito: implica infrastrutture invisibili, consumo energetico, manutenzione continua. In questo senso, il ghiaccio artificiale diventa una metafora precisa del capitalismo contemporaneo, capace di produrre ambienti seducenti e apparentemente neutri solo a patto di un equilibrio fragile.

Allo stesso modo, il corpo che pattina è coinvolto in una dinamica che non ammette distrazione. La caduta non è esclusa, ma è sempre individualizzata, mentre il sistema rimane intatto. Nicolai lavora esattamente su questa asimmetria: l’esperienza è condivisa, ma il rischio è personale. La promessa di piacere si accompagna così a una forma sottile di disciplina e la pista di ghiaccio di Palazzo Diedo diventa metafora di una situazione molto più pericolosa e pervasiva.

Portrait of Olaf Nicolai. Photo by Dale Grant

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