Senza Titolo, Vedovamazzei. Museolaboratorio, Città di Sant'Angelo, Pescara, 2025
UNTILED, 2024. BRIK, IRON, GLASS, CONCRETE, 1320×1100 cm: è così che Vedovamazzei, alias Stella Scala e Simeone Crispino tornano a lasciare il segno – letteralmente – con una nuova installazione al Museolaboratorio di Città Sant’Angelo, in provincia di Pescara. L’opera appartiene al progetto Senza Titolo, a cura di Enzo De Leonibus e realizzato grazie al sostegno del PAC2024, Piano per l’Arte Contemporanea promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
La didascalia riporta le dimensioni dell’intera facciata, quasi come se l’intero edificio fosse l’opera stessa. Ma ben a guardare, si scopre che la scritta misura circa tre metri per due, un dettaglio rivelatore, che smaschera il doppio fondo. Così, ancora una volta, Vedovamazzei mette in scacco il senso comune con una nuova installazione che gioca con l’ambiguità e sfida le coordinate dell’esposizione.
Sovversiva e minimale la didascalia lumimosa è un atto di appropriazione semantica; l’oggetto diventa soggetto, nomina se stesso e lo spazio che lo contiene. La riflessione di Vedovamazzei, come sempre, non si limita alla superficie visibile ma si fa anche sociale, e soprattutto distituzionale: un attacco elegante ma affilato, alle gerarchie dell’arte e ai suoi rituali di riconoscimento.
La riflessione urbana ed istituzionale definisce il museo non solo come contenitore, ma anche come contenuto, un cortocircuito tra linguaggio, contesto, oggetto, spazio, firma e superficie. Untitled, concettualmente affine al ready-made, rende arte un oggetto già pronto (la parete) attraverso il semplice fatto di selezionarlo mentre la scritta si arroga il diritto di titolarla tutta. Il museo si afferma come nodo culturale e sociale soprattutto in un contesto territoriale considerato periferico. Senza Titolo è molto più di un’insegna al neon: è un affondo tagliente sulla funzione del museo, sul linguaggio dell’arte e sul ruolo dell’osservatore. Un’interferenza luminosa che interroga il nostro sguardo e il ruolo dell’arte – atto radicale- su uno dei musei più attivi dell’Abruzzo contemporaneo.
Chi entra nel Museolaboratorio scoprirà, che l’intervento esterno è solo la soglia di quello che non si definisce come una retrospettiva ma di un attraversamento fluido nel pensiero del duo; si incontrano altri lavori come se fossero un dialogo a più tempi, dove ognuno di essi, con raffinata ironia, contraddice ed espande il senso dell’opera iniziale.
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