Marcela Cernadas, Venezia di cristallo e crepuscolo, 2021, particolare
Sospesa tra un vuoto che può contenere spirito e le parole misteriose ed eteree della poesia, la piccola ma significativa mostra “Glass Poetry”, proposta nella Project Room della Galleria Michela Rizzo dà spazio a Marcela Cernadas e Silvano Rubino, due artisti intimamente legati alla città di Venezia e attenti interpreti dei moti dell’anima. La riflessione aperta da “Souvenire” di Cernadas prende uno stilema classico della produzione muranese, il cavallino rampante da eseguire “alla prima”, e lo trasforma in un’apparizione, l’emersione e immersione dell’animale, preso nelle diverse fasi di un galoppo scomposto in fotogrammi successivi, da un bianco che ne segna la linea d’orizzonte. La deformazione della forma nelle sue fasi intermedie si ricompone poi nell’apice centrale, costituito dal cavallino rampante nella sua classica e vitale postura. Su un altro piano si colloca invece “Venezia di cristallo e crepuscolo”, un calamaio in vetro tutto cristallo, come si dice a Murano, in cui sono incise le parole di Borges “Venezia di cristallo e crepuscolo”, accostando con la semplice efficacia della poesia i due piani antitetici della visione e del nascosto.
Ancora di affinità sommerse sembrano occuparsi i lavori di Silvano Rubino, interessato a ricomporre la faglia, tutta cattolica, che ha visto separare il corpo dall’anima, il contenuto dal contenitore. Allora della bottiglie in vetro satinato sotto la scritta al neon “body or soul”, anche titolo dell’opera, che ne mette in questione proprio la natura ambivalente. Secondo lavoro in mostra è “Aldilà delle apparenze”, un angolo alchemico intriso di simbologia, in cui non si rinuncia alla potenzialità ordinatrice del logos attraverso delle lettere sparpagliate sul fondo che potrebbero, potenzialmente appunto, andare a formare delle stringhe di senso.
Nel panorama degli appuntamenti di questa quinta edizione della Venice Glass Week, “Glass Poetry” ci appare come un piccolo cammeo concettualmente denso, in cui il vetro diventa medium meditato, non escamotage estetico ma materiale necessario al raggiungimento di quel tentativo comunicativo che sempre l’artista persegue.
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