Ugo Nespolo, Ipotesi Dialettica, 1974, Fotografia, cm 235x103
Fino al 28 settembre 2025, a Verbania, nell’affascinante Villa Giulia, la mostra Universo Nespolo, a cura di Sandro Parmiggiani, racconta un intero universo, un paesaggio artistico ampio che ripercorre la carriera di Ugo Nespolo. Come si può raccontare un Universo? Quando l’arte nasce dalla “wrong way”? In che senso l’estetica è la madre dell’etica?
Affacciata sul golfo Borromeo, immersa nella quiete aristocratica di Verbania Pallanza, Villa Giulia si presenta come uno scrigno ottocentesco per accogliere Universo Nespolo. La mostra è una vera e propria immersione nell’universo stilistico di un artista che ha fatto della contaminazione e della libertà creativa il proprio linguaggio. Nespolo attraversa l’arte povera, si riversa nella pop art, racconta il cinema sperimentale, il design, i libri d’artista e i vetri di Murano, senza mai rinunciare al colore, alle forme scomposte, a un delicato gioco di connessioni e giustapposizioni.
Strutturata in 14 sezioni, distribuite nei tre piani della villa, le oltre cento opere in mostra diventano un mosaico che traccia un percorso, non cronologico, che riassume la sua idea, l’ideologia di Nespolo e il suo viaggio artistico fatto di «wrong ways». Nespolo palesa la non linearità dell’arte, un’arte ricca di contaminazioni, densa di suggestioni. Sono le strade sbagliate, racconta l’artista, che rendono l’arte non noiosa, non uguale, che non si sottomette ad «una regola sicura che governa il mercato».
Ecco allora opere ricche, complesse, incorporate nella filosofia, nella scienza e nella medicina. Dalle prime esperienze concettuali agli omaggi al Futurismo, dai lavori ricchi della serie Fogginia, in ebano, alabastro e argento, alle esplorazioni visive legate al numero e alla logica, fino ai dipinti più recenti su fondo nero: ogni stanza è un universo che si specchia nel successivo. Segue New York, amata e fotografata, senza mai dimenticare il territorio, il Piemonte, Torino, i paesaggi naturali che si legano alle architetture. Le sue opere si arricchiscono di numeri, ricerca dei materiali, delle forme, di costumi e bozzetti teatrali, scatti rubati, disegni spolverati.
Ogni stanza è come se raccontasse un proprio mondo, dove vi è un’immersione in altre vite, in altri spettacoli. Spazio dopo spazio si vedono le varie stanze, si scoprono parentesi di tempo, si rimane coinvolti nella sua fluidità. È possibile vedere i grandi disegni su carta da spolvero; i manifesti e una selezione di video che raccontano l’esperienza nel cinema sperimentale; i libri d’artista, oggetti sentimentali ed educativi; i teatrini, diorama di mondi altri, quelli del teatro, dove la Turandot e Madame Butterfly diventano paesaggi spezzati, colorati e metamorfici.
La mostra si chiude in maniera sorprendente con la serie Dark Side e con l’imponente scultura gonfiabile Roi Ubu, installata nel giardino, e visibile dalla stupenda terrazza porticata della villa. L’universo si chiude con un gesto patafisico, ludico e filosofico, che sintetizza la tensione dell’artista tra utopia e inquietudine.
Il curatore, Sandro Parmiggiani, racconta la mostra citando Joseph Brodsky: «L’estetica è la madre dell’etica. Le categorie del bene e del male sono, prima di tutto, categorie estetiche». Ecco un universo che racconta il periodo delle vie prese, delle scelte estetiche guidate sia dalla stessa volontà estetica che morale. In un’epoca di confini sempre più incerti, l’arte può, e forse deve, essere sbagliata, contaminata, viva e ricca di mondi.
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