Categorie: Musei

Apre al Cairo il Grand Egyptian Museum, la “Quarta piramide” di Giza

di - 5 Novembre 2025

Il GEM – Grand Egyptian Museum ha aperto le proprie porte al pubblico il 4 novembre 2025. Dopo due decenni di rinvii, rivoluzioni, pandemia e riassestamenti, il più grande museo archeologico del mondo diventa realtà, a poco meno di due chilometri dalle Piramidi di Giza. Il GEM è stato progettato dallo studio irlandese Heneghan Peng Architects, che ha vinto il concorso globale indetto dal governo egiziano nel gennaio 2002, sotto il governo di Hosni Mubarak, e costruito dalla grande impresa edile belga BESIX, con un progetto che si stima abbia superato il miliardo di dollari.

Il Museo si colloca in una posizione liminale, fra Giza e il Cairo, sospeso tra il tessuto urbano e il deserto. La facciata triangolare in pietra calcarea intesse un dialogo con le piramidi, mentre la grande vetrata d’ingresso lascia filtrare la luce in un atrio monumentale pensato come vera e propria soglia, fra dentro e fuori ma anche fra passato e presente. L’architettura si erge a manifesto, si fa scrigno ma anche promessa di una rinascita culturale.

Il complesso, che si estende per circa 486mila metri quadri e che è stato ribattezzato “quarta piramide”, si aggiudica il posto di museo più grande del mondo, soppiantando il Louvre. Il museo aveva già accolto i primi visitatori l’anno scorso, per le dodici sale principali e l’ingresso monumentale. Al suo interno, con i suoi 24mila metri quadrati di gallerie espositive, legate l’una all’altra da una scalinata di sei piani, la narrazione museale si apre con la statua colossale di Ramses II, scoperta a Menfi dall’egittologo genovese Giovanni Battista Caviglia nel 1820 e portata al GEM direttamente dal centro del Cairo. Le gallerie, che ospitano oltre centomila reperti, conservano un patrimonio immenso e inestimabile.

Il cuore dell’allestimento è dedicato a Tutankhamon, il celebre faraone bambino: il suo intero corredo funebre e i suoi tesori, ritrovati nel 1922, sono interamente esposti nel nuovo museo. Sono esposti anche il trono e il letto a baldacchino della regina Hetepheres, e la “barca solare”, in legno, di suo figlio Cheope. E ancora esempi di naos, shabti, vasi canopi e diverse mummie, fra cui anche quella di un coccodrillo di ben 4mila anni fa.

Grand Egyptian Museum © Iwan Baan

Il criterio espositivo segue un percorso cronologico, con ciascuna galleria suddivisa in tre temi chiave: società, reggenza e credenze. Il Museo presenta inoltre molte risorse didattiche tecnologiche, come display digitali interattivi, linee del tempo e animazioni che descrivono la vita degli operai edili di Giza e una giornata al mercato greco-romano.

La cerimonia di inaugurazione

La cerimonia di inaugurazione, che ha visto la presenza di ballerini, attori, musicisti, fuochi d’artificio e giochi di luce, si è svolta con la partecipazione del presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi, insieme a figure di spicco giunte da tutto il mondo: il presidente libanese Joseph Aoun e quelli di Kenya, Azerbaigian, Gibuti, di Cipro e Armenia, oltre al principe ereditario del Bahrein e al capo del Consiglio presidenziale libico Mohamed al Menfi. Hanno presenziato anche il consigliere degli Stati Uniti per i rapporti con i Paesi arabi Massad Boulos e, per il Giappone che ha investito circa 760 milioni di dollari nell’opera, Akihiko Tanaka, presidente dell’Agenzia giapponese per la cooperazione internazionale.

Presente all’inaugurazione il Ministro della Cultura italiano, Alessandro Giuli, che ha dichiarato: «È una gioia e un onore rappresentare il governo italiano all’inaugurazione del Grand Egyptian Museum. Uno scrigno che esalta la magnificenza della civiltà egizia e il suo fascino senza tempo. Siamo lieti che questo straordinario patrimonio culturale, orgoglio dell’Egitto, abbia una nuova, monumentale casa. Investire nella cultura è essenziale per promuovere pace, stabilità e sviluppo nel Mediterraneo».

Grand Egyptian Museum © Iwan Baan

L’Egitto e la sua immagine riflessa

Ma dietro un’estetica indubbiamente spettacolare e d’impatto, il GEM è anche un laboratorio di restauro e un centro di ricerca, pensato per essere al tempo stesso vetrina e officina del patrimonio egizio. Per il governo egiziano, infatti, l’enorme investimento destinato al Grande Museo rappresenta una preziosissima opportunità per portare più turisti nel Paese, in particolar modo dopo il calo delle presenze dovuto prima alla Primavera araba del 2011, e poi alla pandemia del 2020. Per l’attuale presidente, il Museo rappresenta soprattutto una grande occasione di propaganda, e la cerimonia di inaugurazione è sicuramente stata una vetrina per l’intera nazione.

Il GEM, che si descrive sui social come «Un luogo in cui l’architettura parla la lingua dell’eternità», utilizza in modo ricorrente il simbolo delle piramidi e il triangolo di Sierpiński. Anche il piazzale esterno, progettato in collaborazione con lo studio olandese West 8, reinterpreta il tema con pavimenti dalle lunghe figure triangolari, e lo stesso accesso al museo è rappresentato da un enorme volume in alabastro che evoca anch’esso una forma piramidale.

Questo edificio così maestoso, dove l’antico si fa infrastruttura di reputazione internazionale, rappresenta effettivamente un modo per riscrivere la percezione dell’Egitto dopo anni di crisi e instabilità. Il Museo arriva infatti in un momento delicato: l’economia cerca un rilancio attraverso il turismo, mentre la scena culturale nazionale è ancora segnata da forti centralizzazioni. In questo contesto, un’istituzione da oltre un miliardo di dollari può essere una grande scommessa per ridefinire l’immagine del Paese e la sua attrattiva turistica.

In fondo, il Grand Egyptian Museum è stato costruito su un tempo lungo e, in qualche modo, ogni ritardo è diventato parte del suo racconto. 20 anni di lavori hanno trasformato il progetto quasi in un mito nazionale e, forse, anche questa lunga attesa ha generato un’aspettativa tanto densa. Nel 2024, il numero di turisti in Egitto ha battuto un record che si prevede verrà ulteriormente superato nel 2025. L’azienda che amministra il museo, la Hassan Allam Holding, ha affermato che ci si aspetta tra i 15mila e i 20mila visitatori al giorno.

Camminando lungo la grande scalinata che conduce alle gallerie principali, il visitatore si muove, letteralmente, all’interno di una narrazione millenaria. Ricontestualizzando i reperti all’interno dello spazio, il museo mette in atto l’ambizioso tentativo di reinventare la relazione fra archeologia e contemporaneità, con uno spazio che accoglie in maniera scenografica ma senza sovrastare.

Il Cairo ha finalmente la sua nuova icona ma il vero banco di prova sarà la gestione ordinaria e straordinaria. Nel dialogo silenzioso tra pietra, vetro e sabbia, il museo racconta l’Egitto come forse nessun’altra istituzione recente: una nazione che tenta di proiettare nel futuro la propria antichità, misurando la distanza fra mito e società moderna.

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