Rendering of the expanded New Museum. Courtesy OMA/bloomimages.de
Il 21 marzo 2026 il New Museum riaprirà al pubblico dopo una fase di profonda trasformazione della propria sede sul Bowery, a New York. L’espansione progettata da OMA – con Shohei Shigematsu e Rem Koolhaas, in collaborazione con Cooper Robertson – segna la fine di un lungo percorso, dopo quasi dieci anni di progettazione e una chiusura di due anni. Dal 2007, con l’edificio progettato da SANAA, il museo ha incarnato un’idea di verticalità compatta, quasi ascetica. Si tratterà dell’unico edificio al mondo a combinare il lavoro di due architetti viventi vincitori del Premio Pritzker.
Situato all’angolo tra Bowery e Prince Street, il New Museum ha sempre avuto una personalità fortemente caratterizzata: quasi un corpo estraneo nel tessuto urbano di Lower Manhattan, ma al contempo profondamente radicato.
A seguito della ristrutturazione che, secondo il New York Times, è costata 82 milioni di dollari, il nuovo edificio porta la superficie complessiva a più di 11mila metri quadrati, raddoppiando di fatto lo spazio espositivo. Il dato quantitativo, comunque, dice poco se preso da solo. Più rilevante è la ridefinizione della circolazione interna, con nuovi ascensori, una grande Atrium Stair e una maggiore permeabilità al livello stradale, e l’introduzione di spazi pensati esplicitamente per la produzione e il dibattito. Non è un caso che una parte significativa del nuovo edificio sia destinata a programmi come NEW INC, l’incubatore culturale del museo, e agli studi per artisti in residenza.
La riapertura sarà accompagnata da una grande mostra inaugurale, New Humans: Memories of the Future, che occuperà l’intero edificio ampliato. Il progetto espositivo riunirà oltre duecento figure – artisti, scrittori, architetti, scienziati, filmmaker – per interrogare come le trasformazioni tecnologiche e sociali abbiano modificato, nel tempo, le concezioni di ciò che definiamo “umano”. Accostando opere recenti e nuove produzioni a lavori e materiali del XX secolo, la mostra si presenta come una vera e propria indagine trans-storica. Verranno accostate infatti opere nuove e recenti di artisti come Lucy Beech, Pierre Huyghe, Tau Lewis, Wangechi Mutu, Andro Wekua e Anicka Yi a lavori di artisti e figure culturali del Novecento come Francis Bacon, Constant Nieuwenhuys, Salvador Dalí, Hannah Höch, Eduardo Paolozzi e Carlo Rambaldi.
Accanto alla mostra, il museo presenterà una serie di commissioni site-specific destinate a una visibilità di lungo periodo. Tra queste, un intervento di Tschabalala Self per la facciata, una scultura monumentale di Klára Hosnedlová per la Atrium Stair e un lavoro di Sarah Lucas per la nuova piazza pubblica all’ingresso. In questo quadro si inseriscono anche il nuovo ristorante e l’ampliamento del bookshop, entrambi accessibili dal livello strada.
«Fin dalla nostra fondazione, quasi 50 anni fa, il New Museum è stato una casa per l’arte più innovativa del presente e un rifugio per gli artisti che la producono. Il nostro nuovo edificio di 120.000 piedi quadrati sul Bowery segnala un rinnovato impegno verso la nuova arte e le nuove idee, e verso il museo come luogo in continua evoluzione per il rischio, la collaborazione e la sperimentazione», ha dichiarato Lisa Phillips, Toby Devan Lewis Director del New Museum dal 1999.
Nel weekend inaugurale del 21 e 22 marzo, l’ingresso al museo sarà gratuito, con le registrazioni per ottenere i biglietti aperte a partire da febbraio.
Aperta fino al 2 aprile la call per collettivi di sound e data art: una residenza a Genova, tra Palazzo…
Alla sua seconda partecipazione alla Biennale d'Arte di Venezia, Panama affronta i temi dello sradicamento e della sopravvivenza culturale, raccontando…
Il murales sulla Resistenza realizzato dallo street artist Igor Scalisi Palminteri per la scuola Gentili di Palermo divide Fratelli d’Italia…
Tra utopia e distopia, fino al 29 marzo, Spazio Berlendis presenta la prima edizione del Premio Berlendis, con una collettiva…
Dal soft power al soft laundering: un'analisi di come la cultura è diventata uno strumento di potere, tra diplomazia, reputazione…
Come nasce un mosaico pop? Nell’intervista, il duo registico Bendo ci racconta il progetto sviluppato con Fulminacci per l’identità visiva…