Mathaf Exterior Rendering. Lina Ghotmeh Architecture
Il Mathaf Arab Museum of Modern Art di Doha ha commissionato un importante progetto di ampliamento a Lina Ghotmeh, architetta libanese di base a Parigi, oggi tra le figure più influenti del dibattito architettonico internazionale e sempre più presente nello scenario culturale del Golfo. L’intervento è stato presentato nei giorni scorsi, in occasione del quindicesimo anniversario del museo, e ridefinirà la missione stessa dell’istituzione, trasformandola in un luogo di produzione, ricerca e scambio.
Il primo tassello del progetto è già visibile: il piano terra del museo è stato riconfigurato come una biblioteca e spazio di conversazione ispirato al majlis, letteralmente “il luogo dove sedersi”, una sala o uno spazio sociale e culturale di incontro, discussione e ospitalità diffuso in Medio Oriente e Nord Africa. Pensato come ambiente flessibile e comunitario, ospita pubblicazioni d’arte del mondo arabo e internazionale ed è costruito attorno a moduli d’arredo riconfigurabili, in linea con l’approccio di Ghotmeh, orientato ai temi e ai modi dell’archeologia del futuro, nel segno di un riuso collettivo degli elementi della tradizione.
Nei prossimi anni l’ampliamento interesserà l’area oggi occupata dal parcheggio e dalla piazza del museo, destinata a diventare un campus creativo. Qui sorgeranno studi e laboratori dedicati alla ceramica, al vetro, al suono e ai tessili, sviluppati in dialogo con artisti di primo piano come Adrian Müller, Matteo Gonet e Tarek Atoui. La direzione del museo, affidata a Zeina Arida, vuole rafforzare questa trasformazione del Mathaf all’interno dell’ecosistema culturale del Qatar, puntando su residenze, laboratori e programmi di ricerca che amplieranno l’esperienza del pubblico e il coinvolgimento delle comunità.
Il progetto architettonico si inserisce in un momento di forte visibilità internazionale per lo studio Lina Ghotmeh – Architecture, attualmente impegnato in commissioni strategiche come il futuro Padiglione del Qatar ai Giardini della Biennale di Venezia, il riallestimento delle gallerie del British Museum e l’AlUla Contemporary Art Museum in Arabia Saudita. Una traiettoria che conferma la centralità dell’architetta nel ripensare il ruolo delle istituzioni culturali nel Mediterraneo allargato e nel Golfo.
A scandire questa nuova stagione, Mathaf accompagnerà l’ampliamento con un articolato programma espositivo e di ricerca: dal progetto sonoro Waters’ Witness di Tarek Atoui alla grande installazione in ceramica Autorretrato di Gabriel Chaile. In parallelo, l’atrio del museo accoglie un nuovo ritratto monumentale dell’Emiro Tamim bin Hamad Al Thani, firmato dal pittore Yan Pei-Ming, che si aggiunge ai ritratti già presenti della famiglia reale, a ribadire il valore simbolico – e comunque dinastico – dell’istituzione. Segnali chiari di una trasformazione che vede nel museo un simbolo dai forti connotati, non solo culturali.
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