Il valzer dei musei nel 2023: chi sono i quattro superdirettori in scadenza

di - 15 Febbraio 2023

Lasciati oramai alle spalle gli spauracchi di lockdown e restrizioni pandemiche, i grandi musei italiani sono attesi al varco di un 2023 di grandi cambiamenti, con il nuovo corso del Ministero della Cultura guidato da Gennaro Sangiuliano che, dopo il doppio e impattante mandato di Dario Franceschini – con il rapido interludio di Alberto Bonisoli – sembra voglia lasciare il segno, in un modo o nell’altro. Ed è proprio dalla cosiddetta Riforma Franceschini del 2014 che si riparte, con le imminenti e prossime uscite di ben 14 super direttori dei musei e dei siti archeologici dotati di autonomia speciale scientifica, finanziaria, organizzativa e contabile. Nel 2023, infatti, sono arrivati a fine mandato, tra gli altri, Sylvain Bellenger, per il Museo e Real Bosco di Capodimonte (novembre 2023), e Paolo Giulierini, per il MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli (settembre 2023), James Bradburne, per la Pinacoteca di Brera e l’annessa Biblioteca Braidense (ottobre 2023), Eike Schmidt, per le Gallerie degli Uffizi (novembre 2023).

Si tratta, evidentemente, di siti di primissimo piano, tra i luoghi della cultura più rilevanti e visitati d’Italia, intorno ai quali è stata orientata buona parte della sperimentazione – anche politica -, della risistemazione strutturale e della programmazione organizzativa del Ministero della Cultura dell’ultimo decennio. Insomma, questi musei nacquero per essere – ed effettivamente sono diventati – i motori propulsori dell’intero organismo dei musei pubblici. In particolare per quanto riguarda i bilanci, con la voce della sostenibilità economica che, proprio a seguito della Riforma del 2014, è diventata sempre più significativa nei criteri di eccellenza che contraddistinguono i luoghi della cultura e discernono ciò che va bene e ciò che si deve migliorare, oppure, alla peggio, accantonare. Sangiuliano dovrà tenere in considerazione, dunque, almeno due fattori, in questo valzer di musei: le nomine e i bilanci.

In un primo momento sembrava che i concorsi per le nuove cariche dirigenziali dei musei autonomi dovessero essere riservati solo agli italiani, contravvenendo una delle novità più discusse propugnate da Franceschini, che aprì i bandi anche alle candidature estere. A quanto pare, non c’è ancora una parola definitiva. Secondo quanto dichiarato da Massimo Osanna, Direttore Generale Musei ed ex direttore del Parco Archeologico di Pompei (fu nominato proprio a seguito della Riforma Franceschini) i nuovi bandi «Dovrebbero andare come i precedenti. Credo che rimarranno internazionali, con una commissione di esterni che fa una terna in cui ci possono essere italiani e stranieri». Insomma, una discussione sull’apertura agli stranieri o sulla chiusura c’è stata e, probabilmente, c’è ancora. I risultati ottenuti dalle nomine internazionali, anche in termini di prestigio e di aggiornamento di visione, sono evidenti. Ma se la nazionalità italiana sarà o meno un requisito fondamentale nel curriculum, è ancora da capire con certezza.

Sui numeri c’è più chiarezza. Il bilancio post covid indica una ripresa generalizzata. Nel 2022, gli incassi totalizzati dai musei ammontano a più di 193 milioni di euro, con una crescita del 177% rispetto al 2021, anno funestato dalle chiusure e dalle restrizioni per la pandemia. Parallelamente, è aumentato anche il numero dei visitatori, arrivati a 26 milioni nel 2022 e con un + 210% rispetto al 2021. A guidare la classifica del fatturato per il 2022, il Parco Archeologico del Colosseo, con incassi per più di 62 milioni di euro e poco meno di 10 milioni di visitatori. Al secondo posto, il Parco Archeologico di Pompei, con 34 milioni di euro e più di 3 milioni di visitatori, seguito a ruota dagli Uffizi, con 33 milioni di euro ma con più visitatori, 4 milioni. Segue la Galleria dell’Accademia di Firenze, con 12.98 milioni di euro e 1 milione e mezzo di visitatori. Decisamente staccati gli altri siti, come Reggia di Caserta, Galleria Borghese, Villa Adriana e Villa d’Este, Parco Archeologico di Ercolano e MANN di Napoli, i cui incassi gravitano tra i 5,59 milioni (Reggia di Caserta) e 3,38 milioni (MANN). L’archeologia la fa da padrona? Sì, perché i grandi flussi del turismo internazionale – quello che pesa e che incide – sono attratti principalmente dai maestosi esempi dell’archeologia italiana che, come è ovvio, per ragioni storiche rappresentano un unicum.

Fanalino di coda, nella top 20 degli incassi, il Museo di Capodimonte, con poco più di un milione di incassi e una questione di non poco conto da affrontare: l’enorme e curatissimo Parco, fiore all’occhiello della gestione Bellenger, che ricade nella gestione del museo autonomo (prima era della Soprintendenza), che – per fortuna, in un mondo in cui anche l’aria pulita ormai si paga – è ancora accessibile gratuitamente e che è frequentatissimo a ogni ora e tutti i giorni. A qualcuno potrebbe venire la curiosità di introdurre un biglietto, prendendo come modello – pur così tanto diverso per storia e contesti – il Giardino di Boboli, alle spalle di Palazzo Pitti e nella bigliettazione delle Gallerie degli Uffizi.

E dunque, cosa succederà al sistema museale italiano? Si approfondirà l’autonomia dei siti già autonomi oppure si tenterà di farli rientrare – almeno in parte – nell’organigramma delle Soprintendenze? Come verranno ripartiti i bilanci e i fondi? D’altra parte, se i grandi attrattori aspettano un cambiamento – o una conferma – rimane il nodo dell’enorme rete dei musei diffusi su tutto il territorio. Anche in questo caso, il discorso da affrontare è complesso e organico a quello di altri fattori.

Per esempio, tra i siti più visitati in Italia, negli ultimi mesi, sono prepotentemente entrati in classifica la Certosa di San Martino e Castel Sant’Elmo, a Napoli. Quest’ultimo, in particolare, ha fatto registrare, a gennaio 2023, per gli ingressi gratuiti della prima domenica del mese – altra misura introdotta da Franceschini e al vaglio del nuovo Ministero -, la cifra di 7.011 visitatori. Per dire, sempre nella domenica gratuita di gennaio, il Colosseo è arrivato a 9.959 ingressi.

Da cosa dipende questa crescita? Di certo, la comunicazione aiuta. Anche a causa della pandemia, molti musei si sono dotati di una strategia comunicativa più dinamica, aprendosi a canali di immediata accessibilità, come i social network. Probabilmente, nel caso specifico di Napoli, è anche una conseguenza del boom di turismo urbano che ormai affolla il centro della città e che, quindi, spinge i turisti ad ampliare il raggio di azione. Questo effetto domino potrà replicarsi anche in altre città e con altri siti? E in che modo questi numeri potranno ripercuotersi sull’organizzazione e sulla gestione? Vedremo nei prossimi mesi, in attesa della nuova stagione delle visite e dei viaggi organizzati.

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