Categorie: Musica

decibel_interviste | L’artista più suonato

di - 2 Novembre 2008
L’impatto ritmico dell’ultima produzione musicale di Alva Noto (Karl-Marx-Stadt, 1965; vive a Berlino e Chemnitz), Unitxt (2008), è una sorta di continuazione del precedente TransSpray, datato 2004. Un’anteprima di Unitxt appare nel remix di Alva Noto del brano prodotto da Björk, Various, Innocence (2007). Il live Unitxt è stato recentemente presentato al Techno Club The Villa, a Oslo, dov’è nata questa intervista. Che ripercorre alcuni momenti della multiforme produzione dell’artista.

Il tuo nuovo album Unitxt è un progetto musicale basato su geometrie ritmiche che richiamano gli ambienti della musica techno. Consideri Unitxt collegato a uno di questi aspetti della musica dancefloor?
Certamente la musica techno è stata una delle mie maggiori influenze, e così per la produzione discografica Raster Noton. Per la nostra etichetta abbiamo sempre utilizzato canali distributivi legati alla musica techno e alle case discografiche indipendenti di tutto il mondo. Quello che ha realmente aiutato Raster Music e Raster Noton ad arrivare a un pubblico più ampio è stato probabilmente l’elemento sperimentale del nostro lavoro, trattandosi di musica elettronica che contemporaneamente incorporava diversi aspetti. All’inizio nessuno considerava la nostra musica come club music. Raster Noton esiste da dodici anni e, da quando abbiamo iniziato, il panorama musicale elettronico è diventato molto più aperto, più sperimentale. Noi eravamo un punto intermedio in quel momento e, quando la musica techno è emersa, eravamo un territorio sperimentale aperto nel quale incrociare diversi aspetti della musica elettronica. Unitxt è un esempio di tutto questo.

Come costruisci e sviluppi un live set?

Il mio live set segue l’idea dello unit, l’unione di diversi moduli compositivi che mi permettono molta flessibilità durante la performance. Nel live ho la possibilità di generare diverse fonti sonore e di creare nuove costruzioni ritmiche, al di fuori della principale struttura ritmica. Un altro aspetto importante della performance è la dinamica del set, parte fondamentale del live, mentre la struttura ritmica sottostante procede insieme a elementi noise molto intensi, crescendo d’intensità. La parte noise, essendo fondamentale nel live, è usata come possibilità per intensificare la parte dinamica del set.

Durante il tuo live, gli elementi sonori e visivi costituiscono un’unità. Un elemento che ricorda la tua installazione Fades
Sono sempre stato interessato all’unione del sonoro e del visivo. Fades è sicuramente uno degli esempi migliori, dove i due processi coincidono. Per la prima volta, in Fades l’idea visiva è stata creata indipendentemente dall’audio, al di fuori del suono generato. Nella mia performance, per avere maggiore flessibilità, creo esattamente l’opposto. Il suono generato ha origine prima del visivo. Solitamente creo immagini separate dal suono, e allo stesso modo con Unitxt ho creato una visualizzazione speciale, che interagisce strettamente col sonoro. Questo rende flessibile il live set e possibe variare le parti sonore del live, interagendo con la dinamica del visual. Durante l’interazione dei due elementi non seguo nessun tipo di narrazione: il suono diventa la narrazione stessa.

Sia John Cage che Erik Satie, introducendo il concetto di immobilità in musica, hanno raggiunto un punto d’unione tra musica ed essenza del suono. La tua collaborazione artistica con Ryuichi Sakamoto amplia tutte le frequenze in una sorta di viaggio sonoro, etereo…

Certamente, penso soprattutto che la collaborazione con Sakamoto abbia un approccio filmico, nel senso che le parti musicali descrivono un ambiente filmico. Il flusso d’immagini sonore crea come un mondo pittorico intorno. Il primo album è stato appunto concepito come un film, essendo già l’idea del viaggio sonoro implicito nella strategia delle composizioni. Ryuichi in particolare ha un lungo percorso tradizionale nella produzione di partiture per film. Il nostro progetto di collaborazione è come la partitura di un film che non è stato ancora girato.

Il tuo lavoro è un perfetto connubio tra visivo e sonoro, dalle installazioni visive al design per Raster Noton. Qual è l’ambiente che circonda la tua produzione artistica?
Il mio lavoro ha un procedimento molteplice. Molto spesso l’elaborazione di un progetto fa parte di un unico processo, al quale i miei lavori sono collegati. I miei progetti sono prodotti in studio. Credo sia molto interessante poter ideare più progetti contemporaneamente, elaborare un’idea visiva di installazione, e contemporaneamente poter tornare indietro su un progetto musicale. A volte due idee nascono insieme, come in Synchron o in Fade, dove ogni aspetto del lavoro è fondamentale per il funzionamento dell’altro, o per la concezione del lavoro stesso. Direi che ci sono tre aspetti principali nel mio lavoro.

Ce li elenchi?

Volentieri. Un aspetto è naturalmente è quello del musicista, l’altro è il lavoro da artista, e il terzo è legato alla piattaforma sociale, come ho fatto nel passato col progetto Box, concepito come una sorta di fabbrica della cultura. Come network sociale, allo stesso modo considero Raster Noton una delle parti più importanti del mio lavoro.

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www.alvanoto.com
www.carstennicolai.de
www.raster-noton.net

a cura di simona barbera

decibel – suoni e musica elettronica è un progetto a cura di alessandro massobrio

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