Categorie: Musica

decibel_talenti laterali | Olyvetty

di - 16 Aprile 2007

Visto che dietro ogni nome c’è sempre una storia, ci svelereste quella che sta dietro ad Olyvetty?
Olyvetty è la storpiatura di un simbolo. La prevaricazione del linguaggio sul contenuto e dell’informazione sulla produzione.

Che cosa spinge due artisti così diversi come voi ad incontrarsi in un progetto comune?
La terra fertile di Berlino, una passione comune per la musica minimal techno, la necessità di far crescere all’ombra di un neonato progetto esigenze di sperimentazione parallele al nostro personale percorso, per cui nutrivamo da tempo stima reciproca.

Il vostro neonato progetto ha avuto come prima possibilità di esprimersi quella del palco di Copa Sonar per Sonambiente a Berlino. Come avete sfruttato questa occasione? Avete creato qualcosa ad hoc o si è trattato di improvvisazione?
Il palco era di asfalto, il progetto di Ricardo Miranda Zùniga, il festival Sonambiente: non si poteva dire di no. La location unica e in via di dissoluzione era la piazza antistante al Palast der Republik, ex sede della Volkskammer nella DDR, palazzo che il governo tedesco sta tuttora demolendo (a.k.a. convertendo gradualmente) per fare spazio ad un delirante fake di un castello eretto nel 1443!
Ad Hoc! La musica è arrivata dove l’architettura stava già attuando un processo allucinatorio in misura macroscopica.

Pensate che la pratica del live media possa essere la soluzione ai problemi di environment che l’arte contemporanea si pone da tempo? Spiegatelo con parole semplici, se ce la fate…
La pratica del live media non è per ora definibile. Non sarà mai una soluzione, ma una serie di punti interrogativi. L’arte contemporanea la guarda da lontano con sguardo interrogativo, si chiede di chi è figlia, ma non ha sempre gli strumenti per darsi una risposta. Storicamente tutto ciò che non ha saputo trasformarsi in certezza oggettuale ha avuto rapporti contrastanti con l’arte, ma è anche vero che ad ogni problema geniale è richiesta una soluzione superba, per questo motivo oggi questa ‘regola’ è svanita.

Il netto contrasto tra la riposante fissità delle immagini e la sconquassante atmosfera sonora è il dato essenziale, seppur di superficiale lettura, delle vostre produzioni. È questo che cercate? Qual è l’obiettivo delle vostre azioni? Quale il risultato percettivo che volete ottenere?
Ti riferisci a Hells&Bells, il primo live che abbiamo presentato in Italia. La fissità delle immagini (che in realtà nasconde un moto perpetuo delle fotografie) è una scelta dovuta all’attraversamento. Sono scatti analogici illuminati a lampada che inquadrano un macchinario in velocità, in un ambiente sconosciuto che si intravede in piccoli squarci marginali. L’allestimento di un apparato visivo non coincideva con una necessità narrativa, piuttosto con un ennesimo impulso alla transizione in un tempo altro. Al risultato percettivo non si arriva mai direttamente, un ruolo fondamentale lo ha la location e quindi il genere di pubblico davanti al quale stiamo suonando.

Il futuro, almeno quello immediato, è in Italia, per le vostre “uscite pubbliche”. Si tratta di un vero e proprio tour? E dove vi porterà?
Stiamo lavorando ad una uscita in vinile, che sarà accompagnata da un piccolo tour europeo il prossimo Ottobre. Il vinile è pensato come oggetto audio/visivo, lontano dall’ottica del supporto fonografico. Per quanto riguarda il tour, che si svilupperà per il momento prevalentemente tra Germania, Svizzera e Italia, sarà sviluppato attraverso format mutevoli, adatti a luoghi delegati all’ascolto (locali, festival, auditorium) e anche a luoghi come gallerie e spazi non convenzionali. Si tratterà di esplorare (rigettare?) una concezione della musica improvvisata (o sperimentale tout court) che rischia, allo stato in cui stagna ora, di incancrenire l’ascolto. Dall’interno si dovrà scavare e capovolgere prospettive e pratiche, frustando nel profondo il corpo della sperimentazione sonora.

intervista a cura di claudio musso

bio:
Riccardo Benassi è nato nel 1982 a Cremona. Vive a Cremona, Bologna e Berlino.
Selezione Live Performances
Pavoni Fonici, a cura di / curated by Francesco Cavaliere, Teatro del Navile, Bologna (2007); Phonorama all Stars, a cura di / curated by Xing, Raum, Bologna (2006); Pandemic Night, a cura di / curated by S. Viscardi, Mediateca di Santa Teresa, Milano (2006); Stop to call coincidence what happen by Synchrony, Performance: Preview Emerging Art Fair (2nd Edition), Berlin + Open Space – Q13 Visual Art and Music Project 2006, a cura di / curated by A.Zanchetta e / and L.Facco, Centro Culturale Candiani, Mestre (2006); Piece for 20 Hands, interactive performance, Hackmeeting (Genova); Libreria Modo Infoshop (Bologna); Homework Festival c/o Sesto Senso (Bologna) (2004)

Claudio Rocchetti è nato a Bolzano nel 1976
Principali partecipazioni a festival:
Sonambiente, 2006: Epsilonia, 2006: transmediale 06, 2005: live!Ixem, 2004: Risonanze, 2004
Discografia selezionata:
ZurichAgainst Zurich harsh dub box (6 floppy disk, lonlongchaney, 2007)
the red tower (cd, eurac research center, 2006)
3/4HadBeenEliminated DimethilAtonalCalcine (7″, private press, 2006)
3/4HadBeenEliminated A Year of the Aural Gauge Operation (cd, hapna, 2005)
i could go on singing (3″cd, wallace 2005)

link correlati
sito di Olivetty
sito di Riccardo Benassi
sito di Claudio Rocchetti

decibel – sound art e musica elettronica – è un progetto a cura dialessandro massobrio

[exibart]

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