Ginevra, classe ’93 e nata a Torino, scrive canzoni da sempre e ha Milano nel cuore. Proprio la città meneghina ha ispirato il singolo Metropoli, estrapolato dall’album omonimo. Chi ascolta i suoi pezzi può ritrovarsi nelle sensazioni caotiche di qualsiasi grande città fra suoni elettronici e testi diversi dal solito. Nel marzo 2019 esce il suo primo EP, Ruins, e successivamente Mostri – il secondo singolo italiano. Sconosciuti e Vortice sono alcuni degli EP successivi tutti prodotti da Asian Fake.
Facendo due chiacchiere con Ginevra abbiamo parlato del suo percorso, delle sue influenze e del futuro.
Da dove inizia il tuo percorso? Chi è Ginevra?
«Il mio percorso alla scoperta della “canzone” parte da adolescente quando, spronata dalla mia amica del cuore, ho iniziato a prendere lezioni di canto e a scrivere melodie con la tastiera che c’era in salotto. Ginevra è una ragazza che sogna di comunicare con le persone attraverso la sua visione della musica e le sue canzoni».
La tua musica non è di certo convenzionale. Come sei riuscita a conciliare musica elettronica con una scrittura più tradizionale?
«Le mie radici affondano nel cantautorato italiano, ci sono cresciuta, è il luogo da cui provengo. Il suono invece, e la dimensione che esso porta con sé, è il luogo a cui appartengo. Ricordo il preciso istante in cui ho ascoltato i Massive Attack, The xx e James Blake per la prima volta: mi sono sentita a casa. Questo connubio, che ogni giorno affino e sperimento e che è frutto di anni di lavoro, è anche merito del mio team di produzione, i fratelli Francesco e Marco Fugazza».
Nella tua musica, in generale, ci sono molte influenze internazionali. Partendo dalla lingua fino a beat elettronici. Come si sono evolute le tue influenze nel tempo?
«Continuo a fare ricerca e ad ascoltare tantissima musica, prestando particolare attenzione a quello che succede fuori dall’Italia. Lo stesso fanno le persone che lavorano con me. In questo modo rimaniamo costantemente aggiornati e stimolati».
Ascoltando il tuo EP Metropoli si ha l’impressione di uno stato di incertezza e confusione. Cosa ha significato per te il 2020? Che impatto ha avuto sul tuo processo creativo e sulla tua musica?
«Il 2020, per quanto disastroso per vari punti di vista, mi ha regalato inaspettate opportunità lavorative e di conseguenza più sicurezza. Ora più che mai sono convinta della direzione artistica intrapresa. Un anno fa non avevo idea di che cosa sarebbe successo ma la risposta che ho ricevuto dalla release di questo album mi ha spronato a fare sempre meglio e ad affinare ancora di più la mia visione».
Passando alla traccia Metropoli, invece, ci si sente subito catapultati nelle suggestioni di una grande città. Stavi pensando a Milano mentre la scrivevi?
«Sì! La mia Metropoli parla di Milano ma chiunque viva in una grande città sa di quali sensazioni sto parlando. Milano potrebbe essere Roma, Londra, New York o addirittura un luogo inventato dove la vita è scandita dalle medesime dinamiche sociali e dagli stessi ritmi».
Dopo il tuo ultimo album, Metropoli (uscito nel 2020) che progetti hai per il futuro?
«Sto scrivendo molto. Sono certa che il 2021 sarà pieno di musica e che anche la mia non tarderà ad arrivare».
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