Saranno stati anni che non salivamo al Vomero per un concerto, gli anni della Scarlatti all’auditorium di Sant’Elmo, uno dei Castelli di Napoli. Percorsi non troppo diversi si incrociano nel tempo, limitati stavolta alla seconda scala mobile, svoltando la quale ti trovi poco distante il teatro Salvo D’Acquisto. Inserito in una curva, forse a dissimulare quella passione sempre ardente per il calcio comunque giocato, quello spazio avrebbe di poco ospitato il ritorno sulla scena delle Saggiomo’s Girls.
Ne avevo sentito parlare, un gruppo di sette donne unite dalla passione per il canto, la voglia di mettersi in gioco e con un folto seguito. La costruzione di un evento beneficia delle presenze: numerose, hanno contribuito a una causa solidale, per un’iniziativa a sostegno di “La casa di Matteo”. Ecco dunque messi in campo gli ingredienti della serata: musica e solidarietà nella particolare tensione culturale che riposa all’ombra di Sanremo. Un’occasione altra per riflettere sulla musica come fenomeno non solo di costume.
La scaletta della serata, con tanto di presentatore/imitatore (Riccardo Canessa), aveva il pregio di fare luce su alcuni meccanismi diacronici della canzone d’autore italiana, particolarmente suggestiva la proposta del viaggio a ritroso nel tempo: da apprezzare particolarmente il montaggio di queste basi, un blob di strumenti midi ridotto nelle spire di un karaoke ammansito da una importante cura in fase di arrangiamento. Suggestivi gli accostamenti alle volte musicali (come il tema di Chi l’ha visto sulla canzone d’esordio sanremese della Pausini) altre volte testuali, la traccia veniva poi interpretata dalle Saggiomo’s; da segnalare i duetti invisibili, con le voci dell’artista impegnato solo dalle casse e la spontanea complicità delle interpreti, richiamate in fila dall’attento direttore (Fabio Saggiomo in persona) che, pur non dicendo una parola per tutta la serata, si è fatto apprezzare per la disinvoltura con cui è stato coinvolto nella stessa serata.
Il pubblico in sala è variegato, dipende dalle relazioni interpersonali delle stesse Saggiomo’s, un pubblico amico che si riconosce nelle interpreti al punto da riconoscerle in quanto interpreti di una memoria involontaria e condivisa, quella sanremese con cui di qui a qualche settimana saremo costretti a fare i conti, come per ogni competizione che si rinnovi annualmente. Il fascino di questo viaggio nella memoria musicale è stato nella disinvoltura con cui il pubblico ha risposto, immedesimandosi negli stessi testi, chiamando in causa il suo vicino di poltrona su Vattene amore, ricercando quel mondo diverso voluto da Rino Gaetano, battendo spontaneamente le mani dopo Soldi (soldi). Gli interventi di Canessa hanno il sapore indiscreto del passato, tra Tony Dallara e Boby Solo si scatena l’ugola dei più agé, così contenti di riassaporare quelle canzoni così vere e semplici.
D’altro canto, il modello di produzione culturale cui abbiamo preso parte non è troppo diverso da tutte le altre iniziative in qualche modo singolari che si svolgono lontane dalla ricorsività di una stagione, di un calendario, lontane dalla ricerca spasmodica del pubblico perché chi deve esserci non mancherà: almeno qui succede senza troppa retorica, c’è del disimpegno fortemente costruito.
Uno spettacolo durato novanta minuti, senza recupero, di tempo effettivo saranno stati 75 minuti.
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