Un viaggio dietro le quinte del videoclip di Achille Lauro, Me ne frego, dove lâartista, a dispetto del titolo, sembra aver richiesto ai suoi collaboratori una cura minuziosa nei minimi dettagli, affidandosi ad Alessandro Iacopelli, in arte Cybermadh, e al suo assistente scenografo, Fabio Ratari. In questo viaggio, ambientato nelle suggestive rovine della cittĂ fantasma di Canale Monterano, ci fa da Cicerone proprio Fabio Ratari, svelandoci retroscena e curiositĂ del set.
La prima domanda che gli abbiamo rivolto è relativa al significato del video, ricco di riferimenti piĂš o meno celati allâiconografia francescana, ripresi dagli affreschi di Giotto nella parte inferiore della navata della basilica superiore di Assisi e da tratti dallâagiografia del Santo umbro. Ratari ci ha spiegato che se la scena con il bivacco è un richiamo ai sette vizi capitali, la grotta con il lupo si rifĂ allâincontro del Santo con la belva nella spelonca alle pendici di Gubbio, mentre la scena in cui Achille Lauro si denuda della preziosa cappa firmata Gucci rimanda allâepisodio della rinuncia agli averi terreni del Santo.
Ma i riferimenti allâarte non si esauriscono con i richiami a Giotto e attraversano anche la linea del tempo della storia dellâarte, arrivando anche al Rinascimento italiano, incarnato in una delle sue opere piĂš celebri: la PietĂ di Michelangelo, replicata drammaticamente assieme alla ballerina Elena DâAmario, protagonista del video.
Rilevanti sono anche i richiami al contemporaneo, in particolare alle fotografie di David LaChapelle nella serie New Word (2017-2019), che esprime lo stupore dellâartista newyorkese per il sublime e la ricerca della spiritualitĂ in scene di colorata utopia tropicale. Non mancano riferimenti anche al cinema, vengono infatti riutilizzati lâulivo secolare e il casolare che fanno da sfondo a Don Bastiano, interpretato dal compianto Flavio Bucci, nel Marchese del Grillo.
Ratari ci ha raccontato anche di alcune curiositĂ , come la presenza sul set di un topolino ammaestrato o del meraviglioso esemplare di lupo utilizzato per la scena della grotta e, ancora, della presenza massiccia sul set di zampe e creste di gallina, non solo tra le cibarie della scena del bivacco ma anche attaccate ai rami degli alberi. E poi della carcassa magistralmente elaborata da lui con fil di ferro e pelli cosĂŹ come delle grosse difficoltĂ legate al clima, che hanno costretto Achille Lauro e le modelle allâutilizzo di coperte termiche.
Che piaccia o no, Achille Lauro si riconferma un artista dai molti volti, originale ed eclettico e che, con Me ne Frego, è riuscito a ibridare il mondo profano dellâalta moda e del contemporaneo, con quello dellâarte antica e dellâiconografia sacra.
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