Categorie: Musica

PERFORMANCE

di - 13 Novembre 2018
Cosa sta succedendo? È già successo? Sta per succedere? È una gara? Una strage?
Sono sei, sono giovani, sono vestiti di bianco, tre uomini e tre donne, di cui intravediamo spesso le mutande sotto le gonne. Gioventù socialista, gioventù ariana, gioventù sovietica, gioventù militarizzata. I loro passi scandiscono marcia, scandiscono tempo, i loro urli brevi scandiscono ordini, i loro occhi fissi evitano i nostri.
Nitore è la parola chiave, i muri bianchi della galleria, la pelle dei ragazzi, i pantaloni, le gonne, le camicie, le scarpe dei ragazzi, tra loro identiche, come i movimenti.
Contro il muro aspettiamo di vedere cosa succede, aspettiamo di capire.
E loro ci fanno segno di seguirli nel seminterrato, dove è un metronomo a scandire il tempo.
Scattano, corrono, urlano. È una coreografia precisa. È Olympia di Leni Riefenstahl, Tino Sehgal, Allora e Calzadilla.
È qui, è adesso. Loro sanno qualcosa che noi non sappiamo e non sappiamo se e come ce lo mostreranno. Public Movement sfrutta fino in fondo le dinamiche intrinseche della performance, portando la tensione al punto di rottura, consapevole che chi partecipa non attende altro che essere complice, essere vittima partecipe di un rito segreto – per venti persone alla volta – una vittima al sicuro, certo, ma un complice intrigato e infatti gli spettatori a due a due vengono abdotti, una mano sul collo che indica esattamente i movimenti da seguire, dentro una storia di agenti segreti, il fascismo, la seconda guerra mondiale, i lavori trafugati, arte e politica. L’arte è politica? Quale politica esprime l’arte? Cosa voleva Mussolini dall’arte? Era la sua amante ebrea, Margherita Sarfatti, a promuovere l’arte italiana nel mondo. Le opere scompaiono, le opere vengono bombardate, le opere vengono distrutte, le opere vengono trafugate, le opere vengono salvate.
Temporary Orders di Public Movement da Vistamare Studio, Milano
Questi sei ragazzi sono qui per mostrarci 19 opere. E trottano per parlarci di un cavallo di Sironi, l’orchestrina di Wildt la possiamo solo immaginare, di Rosai spunta un paesaggio, poi Balla, Boccioni, De Chirico e altri, soprattutto nomi conosciuti, ma anche meno noti e il destino di ciascun’opera viene rivelato, dopo essere stato scoperto nell’archivio dei carabinieri, della polizia di stato.
Noi li ascoltiamo in silenzio, tentiamo di capire, l’odore dei loro corpi in moto irrompe nella sala, ci costringono a spostarci, a seguirli, siamo tutti parte dello stesso piano.
Infatti, ci dicono, artisti, curatori, direttori di musei, collezionisti, imballatori, trasportatori, tutti partecipano alla storia dell’arte, la scrivono, la catalogano, la conservano, la rendono pubblica, la rendono privata.
Oltre che di opere, la storia dell’arte è fatta di persone e di politica, quella che decide del destino delle opere d’arte. Di alcune perlomeno, quelle che Public Movement ha cercato qui a Milano, sembra proprio un lavoro fatto per la città. Per la storia della città, la nostra storia e la storia dell’arte, la nostra arte in questo caso.
Spostatevi di corsa, un muro crolla, crolla sopra a una ragazza. I compagni la sollevano, i compagni la trasportano via. Loro escono. Noi rimaniamo qui, di fronte all’ennesimo muro – di certezze? – che è crollato.
Marcella Vanzo
Temporary Orders – prossime date
Vistamare studio
17 | 24 novembre e 1 | 5 | 15 dicembre ore 16 e 17
L’accesso alla performance è consentito a piccoli gruppi. Per partecipare alla performance è necessario prenotarsi sul sito vistamarestudio.com e scegliere giorno e orario.

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