Categorie: Musica

speciale_netmage 07 | Invernomuto

di - 30 Gennaio 2007

Bissera è un lavoro che lascia poco spazio all’aspetto performativo, per favorire invece il flusso meno estemporaneo della narrazione. Che cosa ci racconta Bissera?
Si, l’aspetto performativo si limita ad alcuni interventi sul suono, molto mirati e defilati. Bissera è in qualche modo un’installazione video, che assume sembianze performative. Racconta la storia di una famiglia dal punto di vista di una bambina di sei anni. La ricostruzione biografica di alcuni personaggi, che si avvale di linguaggi e posture presi in prestito dal documentario, si sovrappone ad un sottotesto narrativo, che fa uso al contrario di dispositivi cari alla fiction, con cambi di location e set improvvisati. Gli ambiti di azione sono molteplici e incrociano elementi ed immaginari appartenenti sia al mondo di Moira Ricci, il cui territorio natale, la Maremma, è la location primaria, sia al nostro approccio all’immagine.

Bissera è anche uno spazio, un tempo. Quanta geografia affettiva c’è nel vostro progetto, e che ruolo gioca la memoria?
La memoria è misurata in tracce, ed è presente nella sua accezione più ritualistica. Gli aspetti affettivi nel territorio di Bissera sono senz’altro presenti e attivi. Nel nostro caso in particolare, in apertura del lavoro, è presente un elemento che torna più volte nelle nostre produzioni, e da là si parte per altri lidi, il grossetano e la Maremma, dove invece si collocano le radici di Moira.

Per un’edizione di Netmage così devota al cinema ci viene spontaneo chiedervi come avete lavorato con il suono…
Possiamo dire che abbiamo lavorato quasi separatamente sui due aspetti, sonoro e visivo. Veniamo dall’esperienza di ffwd_mag#3, in cui il rapporto immagine-suono è stato costruito letteralmente in tempi separati e da artisti differenti, e i cui accostamenti ragionavano solamente a priori, e in termini di immaginari limitrofi e linee guida. Con Bissera è in parte avvenuta la stessa cosa. In maniera del tutto naturale abbiamo lavorato al suono attraverso varie sessioni di registrazione che consistevano in lunghe improvvisazioni, sulla quale lavoravamo a posteriori, sovrapponendo strati, tagliando e cucendo. Una volta creato un corpus di pezzi abbiamo iniziato ad accostarli alle immagini in termini puramente astratti, ri-adattando il montaggio alle tracce audio e viceversa. Infine, nella fase conclusiva, abbiamo proceduto ad un lavoro di sound-design, realizzato in maniera dettagliata, tenendo conto di tutti gli aspetti. Su quest’ultimo abbiamo lavorato seguendo regole cinematografiche.

bio: Invernomuto nasce nel 2003 come gruppo di sperimentazione audiovisiva dall’unione di Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi, che si avvalgono della collaborazione di Davide Barbieri per gli aspetti musicali. Ponendo l’accento sulla commistione di linguaggi l’operato del gruppo si concretizza in produzioni come il progetto editoriale ffwd_mag, focalizzato sulla relazione tra immagini e suono, la produzione di video, la progettazione di live-media performances e la curatela di eventi e progetti speciali. Invernomuto partecipa a mostre collettive e festival, tra cui Italian Live Media 04 (Roma, 2004), Domus Circular (Milano, 2005), Cinema Infinito/Never Ending Cinema (Trento, 2006) Whalesland, careof (Milano, 2006).

Moira Ricci ha studiato alla scuola di fotografia R.Bauer e all’Accademia di Brera a Milano. Si occupa di varie tecniche di linguaggio visivo, tra cui la fotografia, il video e l’installazione. Al centro del suo lavoro c’è la messa in figura della relazione fra sé e gli altri, forme di racconto tra biografia e stralunato reportage. Nelle sue composizioni piega l’immagine verso la tridimensionalità di autoironiche messe in scena e ambienti che includono il corpo dell’autrice, spesso spaesato nelle proporzioni col mondo esterno. Ha partecipato a mostre personali e collettive fra cui Interfuit (Artopia, Milano, 2006), Poesia in forma di rosa (Galleria Civica Monfalcone, 2005), Photocells (IIC, Londra, 2005), Your Private Sky (F.I.S.Co.-Bologna 2004) e Youthquake (Lima, Milano 2003).

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decibel – sound art e musica elettronica è un progetto a cura di alessandro massobrio

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