L’iniziativa nasce dalla sinergia tra l’associazione napoletana Motus, impegnata da anni nella promozione dell’arte contemporanea, l’Accademia di Belle Arti e l’Azienda Napoletana Mobilità. In occasione del progetto “Impresa e Cultura”, ideato ed organizzato da Confindustria, l’ANM ha infatti acquistato cinque opere di altrettanti giovani artisti napoletani, inizio di una neonata collezione d’arte contemporanea. Stampati sul retro di alcuni autobus, i lavori viaggiano ormai già da due mesi dando vita ad una vera e propria mostra itinerante che coinvolge e fa dialogare, in maniera veramente viva ed autentica, cittadini, istituzioni pubbliche e giovani artisti.
L’iniziativa – come dice Rino Squillante, uno dei rappresentanti di Motus – mette in discussione il meccanismo stesso della fruizione dell’arte facendo in modo che le immagini degli artisti, non solo persistano in un luogo imprevisto, ma addirittura attuino un movimento nella città, incontrando persone luoghi sempre nuovi e inaspettati.
Inaspettate, infatti, le immagini e i personaggi che vengono ad abitare le nostre strade, come accade con il lavoro di Federico Del Vecchio,Please Keep out in cui, è il caso di dire, gli alieni invadono la città! Federico, infatti, fa sbarcare un astronauta, bardato di tutto punto e il suo esercito di cyberbunny in pieno centro. Così, tra semafori ed auto, ci si domanda quale sia il mondo alieno, coinvolti senza volerlo in un inquietante gioco delle parti. E ancora ci si può trovare di fronte alle presenze terrificanti
Ecco dunque cosa stupisce davvero di questa iniziativa; non solo la forma in cui si manifesta e che permette all’arte di uscire dai contesti tradizionali e di incontrare la gente, ma soprattutto la capacità che questi giovani artisti hanno avuto di interpretarne il senso. In modo assolutamente personale e moderno ognuno di loro si è fatto portavoce di un “sentire la città” e, ad uno sguardo critico, non può sfuggire il comune senso di inadeguatezza e di alienazione espresso variamente o con l’invenzione di un mondo altro, magari futuribile, favoloso, o col rifugio nell’inconscio e nel mito.
valeria cino
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la pagina con il lavoro di leperino! mi piacccc