Napoli – Düsseldorf: il rapporto tra la città e l’accademia prosegue aggiornandosi.
Se in questo scorcio di anno gli artisti che espongono sono cinque e provengono dalla storica accademia, l’anno che sta per arrivare propone una partenza di Maurizio Elettrico per gli spazi in cui Joseph Beuys insegnò dal 1961 al 1972, con risultato finale la realizzazione di una mostra.
Capribatterie nasce da un’idea dell’artista Susanne Ristow (Lubecca, 1971), la cui logica ricalca il Grand Tour storico in chiave partenopea. Lavoro primario è stato il monitoraggio del contesto urbano, seguito dai lavori site specific nelle sale del palazzo dello Spagnuolo prima del trasferimento della galleria in un’altra sede. Luci fredde, elementi essenziali come ferro e plastica, pittura in grigio, bianco e azzurro cinereo, forme iconiche della comunicazione sono il filo (metallico) conduttore tra chi ha realizzato le due grandi scritte a muro distorte. Come Jost Wischnewski (1962), che in Taxi esaspera il senso della segnaletica stradale (caso mai ce ne fosse bisogno), mentre in Centro è riposta la forza del carattere invasivo di certi interventi urbani, più popolosi degli abitanti stessi. La forza centripeta e il senso di direzione della scritta convergono verso lo storico underground di Napoli, il sotterraneo ancor oggi vivissimo, un Centro graficamente incisivo da ultimo dei mondi possibili. Atto finale, senza sfumature possibiliste.
Come a dire che non tutto il Sud d’Italia ha il cielo sempre più blu né il mare disteso davanti la personale fenestrella, accade qualche volta
Doppia arte speculare in o.T. dell’artista più giovane del gruppo, Sebastian Freytag (1978), che come in un gioco di specchi riflette interminabili strade e Xeroxero, uno slogan surriscaldato dai due neon laterali. Un momento fluidamente fluxus è invece scivolato durante l’inaugurazione quando Ralf Fritz Berger (1961) ha coinvolto direttamente il pubblico nella sua performance. Chiuso dentro una scatola Berger ne ha dipinto le pareti, mentre un video collegato all’esterno mostrava l’happening interno che ha spinto sul pedale emotivo e claustrofobo degli osservatori.
irene tedesco
mostra visitata il 13 dicembre 2006
A sette anni dalla scomparsa, la galleria Frittelli Arte Contemporanea di Firenze restituisce la lucidità sovversiva di un artista capace…
Roberto de Pinto presenta la sua prima personale alla Galleria Francesca Minini, dal titolo Ostinato: tra pittura e collage, il…
A Bolzano, Feedback rilegge il lavoro di Franco Vaccari e le sue intuizioni visionarie sull’opera d’arte come spazio di scambio…
Dalle lacche del Vietnam alle radici post-coloniali della Sierra Leone: la Biennale di Venezia accoglie sette debutti assoluti che ridisegnano…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…
Celine e Jesse si incontrano sul treno, e si innamorano prima dell’alba. A distanza di trent’anni, il film cult di…