Sulle quattro pareti più estese della galleria sono collocate le frasi, le cui lettere sono realizzate in PVC adesivo o ritagliate all’interno di una fascia dello stesso materiale, e che qui di seguito riportiamo solo in italiano nell’ordine in cui sono visibili accedendo allo spazio:
Sistemato dietro gli alberi
Fuori dalla vista
Fuori di testa
La prima frase è ritagliata in negativo su una fascia argentata opaca e si staglia lungo tutta la parete a circa 60 cm dal soffitto; le lettere delle altre due frasi sono in positivo di PVC lucido nero
Slegato dagli ormeggi
Fuori dalla vista
Fuori di testa
Realizzata con le stesse modalitĂ della frase precedente
Ignoti nulla cupido
Ritagliata in negativo su una fascia rossa, è posta in diagonale a 40° dalla linea del pavimento e dà il titolo all’esposizione
Messo sotto i pedi
Fuori dalla vista
Fuori di testa
Presentata come le altre due frasi analoghe
Le giovani generazioni sembrano parlare sempre meno: semplificano notevolmente il loro vocabolario, ricorrendo sempre più allo stesso gruppo di frasi che in un certo qual modo contraddistingue il gruppo di cui fanno parte. Al contrario fanno uso delle immagini quasi come degli ideogrammi che rappresentino parti di ragionamento trasmissibile per associazione di idee. L’uso sfrenato di immagini che consentono la televisione, prima, e Internet poi, ci sta conducendo tutti verso una forma di comunicazione nuova e diversa che riduce il linguaggio verbale. L’impiego che Lawrence Weiner fa delle parole, però, anziché contraddire questa tendenza della società , ne accentua le caratteristiche, ponendo l’accento proprio sul ruolo che il linguaggio sta assumendo nella trasformazione dei processi di comunicazione. Un tempo la parola scritta o comunicata era l’unico mezzo attraverso il quale la popolazione riusciva a ricevere ed a scambiarsi notizie: determinate situazioni erano prima di tutto raccontate, scritte, lette e solo in un secondo momento raffigurate visivamente. Attualmente viviamo in un periodo in cui le notizie, le informazioni, vengono prima di tutto filmate, “raffigurate” e soltanto successivamente descritte, raccontate e, in un certo senso, ”commentate”. Chi detiene il controllo degli strumenti visivi e riesce così a manipolarli secondo la propria volontà , può naturalmente far credere agli “altri” ciò che intende fargli credere; e le parole semplicemente assecondano la realtà mostrata dalle immagini.
Le frasi scelte dall’artista suscitano nell’osservatore la capacità di generare autonomamente delle immagini visive; ma l’ambiguità delle parole mette in luce proprio la difficoltà del lettore di dargli un senso univoco, per la mancanza di figure cui riferirle.
La frase che da titolo alla mostra è stata scelta in latino (che è una lingua “morta”) per porre l’accento sul valore simbolico delle parole più che sulla loro funzione comunicativa; essa fa riferimento al fatto che “non si può desiderare ciò che non si conosce”. La società di massa non può ambire a mutare la propria condizione di passività nei confronti dei mezzi di comunicazione, se non riconosce la propria condizione.
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