L’atmosfera che si respira all’interno di Changing Role è inconfondibile. È quella che distingue in modo così netto, all’interno del caotico panorama dell’arte contemporanea, l’opera di Kevin Francis Gray (irlandese, classe 1972; vive a Londra).
In Ringsend (che prende il nome da un quartiere malfamato di Dublino), l’artista raffina la sua ricerca permettendo allo spettatore di addentrarsi ancora di più nell’animo dei suoi tetri personaggi. Al centro dello spazio espositivo troneggiano, su un tagliente pentagramma, le sculture in resina di tre giovinette: The 3 daughters of E-8. Le figure, dipinte di nero smaltato, brillano, e il bagliore accecante è tale da destabilizzare il visitatore. La composizione dialoga apertamente con Coco 16, stilizzazione minimalista di una rinascimentale Madonna con Bambino. L’icona della ragazza qui viene arricchita dal tema della maternità. Colpisce come Gray riesca a riprodurre la perfezione materica michelangiolesca incollando l’antico sul contemporaneo. Ne derivano ovattate forme dell’alto Rinascimento che solo le Nike o le tute con cappuccio e cerniera riportano al presente.
Nella sua seconda personale napoletana, l’artista irlandese rappresenta per tre volte il giovane di periferia che piange lacrime di cristallo: due ragazzi dipinti di nero, in Holdtight viatico, mentre versano luccicanti lacrime Swarowski, si fanno compagnia. Sembrano abbandonarsi alla disperazione al punto tale da annullarsi. Sotto i loro cappucci, infatti, non si nasconde un volto, ma il nulla. Sono vuoti.
L’altra statua piangente, questa volta dipinta di bianco (Ghost girl), raffigura una ragazzina intimidita che cela, dietro una brillante cascata
A versare ancora gocce di pianto, stavolta di un rosso cupo, è una statua di bronzo che, nonostante le ridotte dimensioni, spicca tra le altre per le cromie baroccheggianti. Il rosso bordeaux della cascata di stille si completa perfettamente col bronzo lucido.
Un senso di angoscia pervade tutte le opere, e diventa ancora più pesante poiché grava sui giovani. Ragazzi della strada, già così severamente colpiti dalla vita e pertanto mortalmente angosciati, si nascondono sotto i cappucci alla moda dei teschi. Hanno perso la voglia di vivere o non hanno un futuro da vivere? Tante le domande che nascono percorrendo Ringsend, ma le risposte restano ben nascoste. Ogni cosa è affermata e subito dopo negata. Le statue sono bianche e nere, sinuose ma spigolose. Attraverso una continua tensione, l’artista riproduce in scala 1:1 la realtà di oggi. Incerta.
luigi rondinella
mostra visitata il 12 gennaio 2007
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