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fino al 2.XII.2007 | Thanatos | Napoli, PrimoPiano

di - 16 Novembre 2007
Thanatos della poesia, dell’icona, della politica. Tutto nasce dal bando indetto dai due fondatori della galleria napoletana, Antonio Maiorino e Massimo Pastore. Un bando col quale si chiede agli artisti: “Cos’è la morte?”. Dalla selezione di 24 nomi, ne nasce un cast eclettico la cui miscela è ricca.
Ad aprire la mostra è Oval Light box di Alessia Cocca, foto retroilluminata in cui un’elegante effige di donna posta sulla lapide diviene icona tetra di chi si prepara per il viaggio eterno. L’artista è tra i più giovani, insieme a Lorenzo Palmieri. Nella sua Scacco alla Regina, le ombre di una donna ridono beffardamente dell’ansia per la morte. Segue la visione casalinga della morte di Gianluca Acanfora, nitida e sconosciuta. Lo psicologo Cosimo Castiglione presenta una ristilizzazione dinamica dell’urlo di Munch avvolto dalle cromie espressioniste di un tramonto. Il venezuelano Roberto Silvestrini Garcia, artista di fama internazionale per le sue collaborazioni col mondo della moda, si cimenta con la fotografia. La sua Madama Morte è “bella da morire”, detto italiano da cui l’artista ammette d’essere rimasto creativamente folgorato.
Per Paolo Liggeri non vince la morte ma la vita, o quanto meno il migliore dei suoi ricordi, la gioventù. Così un’anziana signora esibisce, come un vessillo, la sua foto da giovane, attentamente plastificata per far sì che il tempo non la usuri. Nell’opera di Hermann Capor Garcia, una giovane dorme beata fra le tombe e la paura della morte viene sobriamente sdoganata. L’Orfeo di Margherita Verdi ricorda l’uomo che per amore sfidò la morte. Nella foto, Orfeo sembra destinato a dormire a occhi aperti, immaginandosi in eterno il volto di Euridice.
Piotr Hanzelewicz porta in scena la morte della politica, affondando il colpo nella società d’oggi. Altrettanto critico sui nostri tempi è Alberto Magrin con Martire di se stesso, dove una donna nuda partorisce bombe a mano tra dolori estremi.
La morte nell’iconografia cristiana non può mancare: Matteo Varsi, tra ambientazioni all’Apocalypse Now, raffigura una nera crocifissione di Gesù; Antonello Turchetti cinge con una corona di spine un crocifisso intorno a un ammasso di carne, che è il cuore di ogni uomo; per l’Innominato, la cui identità rimarrà sconosciuta, la morte di Gesù diviene un evento glamour da imprimere su t-shirt.
Eva Brunner Szabo espone diacronicamente il morire di una donna che, costretta su sedia a rotelle, potrà alzarsi solo per andare a morire. Massimo Pastore, in 21 grammi, come Antoine d’Agata, smuove la realtà raccogliendone emozioni metamorfiche. Il movimento in questione è quello spasmodico di chi sogna la morte o la vive, ripreso dallo stesso angolo col quale Pier Paolo Pasolini strazia Mamma Roma.

In Thanatos, gli artisti parlano a tu per tu con la morte, senza tabù, esplorandone la paura e sfatandone il mito. Memento mori, recita la locuzione latina, “ricordati che devi morire”. Da PrimoPiano, la questione sembra essere molto più complessa.

luigi rondinella
mostra visitata il 2 novembre 2007


dal 2 novembre al 2 dicembre 2007
Thanatos
Primopiano Homephotogallery
Via Foria, 118 – 80137 Napoli
Orario: da lunedì a venerdì ore 15-19.30
Ingresso libero
Info: tel +39 08119560649; primopianonapoli@gmail.com; www.primopianonapoli.it

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Visualizza commenti

  • La mostra è molto bella, venti giovani aristi che hanno finalnente qualcosa di serio da dire. L'opera che merita di più, a parer mio, è senza dubbio quella di Marco Natale con una lapide di sale contenente quattro scatti lavorati di Auschwitz-Birkenau. Anche la foto di margherita Verdi è molto interessante. La galleria è molto molto bella. Un taglio interazionale tra le macerie sociali napoletane. Bravi

  • La mostra è stata molto bella, e molto interessante, direi altrettanto la recensione. bravo Amore

  • Sono d'accordo, Natale è un giovane napoletano di sicuro successo.
    Le opere immerse nel sale di cui parli provengono, tra l'altro, dalla prima esposizione dedicata ai Tabù che lo ha visto come protagonista assoluto.
    "Aborto" è lo scatto che ha dedicato a "Thanatos": con un feto raccolto tra graffi e gialli struggenti l'artista presenta una morte illogica, che sopraggiunge nell'attimo in cui si viene alla vita...

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